Cause, significato e cosa fare
Il mal di schiena va e viene? Magari una mattina ti svegli senza alcun fastidio, riesci a lavorare, fare una passeggiata o allenarti senza problemi. Il giorno successivo, però, basta chinarti per raccogliere un oggetto o restare seduto un po’ più a lungo perché il dolore ritorni.
Se ti riconosci in questa situazione, sappi che non sei il solo.
Molte persone convivono con un dolore intermittente che compare e scompare apparentemente senza una spiegazione. Questa imprevedibilità può essere frustrante e portare a una domanda ricorrente:
“Perché oggi sto bene e domani ho di nuovo male?”
La risposta è meno scontata di quanto si possa pensare.
Nella maggior parte dei casi, il fatto che il dolore vada e venga non significa che la schiena si stia danneggiando ogni volta. Il mal di schiena è influenzato da numerosi fattori: il movimento, il carico di lavoro, il sonno, lo stress, la forma fisica e perfino il modo in cui il sistema nervoso interpreta gli stimoli provenienti dalla colonna vertebrale.
Comprendere questi meccanismi è fondamentale per evitare paure inutili e imparare a gestire il problema nel modo corretto.
In questa guida scoprirai perché il mal di schiena può comparire e scomparire, quali sono le cause più frequenti, quando è il caso di approfondire con una visita specialistica e quali strategie possono aiutarti a ridurre le ricadute.
Perché il mal di schiena può andare e venire?
Una delle convinzioni più diffuse è che il dolore debba essere sempre proporzionale al danno presente nella schiena.
In altre parole, molte persone pensano che:
- se oggi il dolore è forte, significa che la schiena è peggiorata;
- se domani il dolore diminuisce, significa che il problema è guarito.
In realtà il nostro organismo funziona in modo molto diverso.
Il dolore è un sistema di protezione estremamente sofisticato e non dipende esclusivamente dalle condizioni di muscoli, dischi o articolazioni.
Per questo motivo è possibile che:
- alcuni giorni tu riesca a fare quasi tutto senza fastidi;
- altri giorni la stessa attività provochi dolore.
Questo non significa necessariamente che ci sia stato un nuovo danno.
Più spesso indica che il corpo sta reagendo a una combinazione di fattori.
Il dolore cambia continuamente
Pensa a una giornata particolarmente intensa.
Hai dormito poco.
Hai trascorso molte ore seduto.
Sei stato sotto pressione al lavoro.
Hai fatto uno sforzo a cui non eri abituato.
Ognuno di questi elementi, preso singolarmente, potrebbe non essere sufficiente a provocare dolore.
Messi insieme, però, possono aumentare la sensibilità della schiena e favorire la comparsa dei sintomi.
È proprio per questo motivo che molte persone raccontano frasi come:
- “La settimana scorsa stavo benissimo.”
- “Non ho fatto nulla di diverso.”
- “Mi sono bloccato semplicemente piegandomi.”
Spesso il gesto finale è soltanto l’ultima goccia che fa traboccare il vaso, non la vera causa del problema.
Una schiena forte può comunque fare male
Un altro concetto importante è questo:
avere dolore non significa avere una schiena fragile.
La colonna vertebrale è una struttura molto resistente, progettata per sostenere carichi, muoversi in molte direzioni e adattarsi alle richieste della vita quotidiana.
Anche quando sono presenti piccoli segni di usura, protrusioni discali o iniziali fenomeni artrosici, la schiena può continuare a funzionare molto bene.
Al contrario, una persona può avere una risonanza magnetica quasi normale e soffrire comunque di episodi ricorrenti di lombalgia.
Questo accade perché il dolore è influenzato anche da fattori che non sono visibili con gli esami diagnostici.
Il dolore non è sempre proporzionale al danno
Negli ultimi anni la ricerca ha cambiato profondamente il modo di interpretare il mal di schiena.
Oggi sappiamo che il dolore è il risultato di una continua elaborazione da parte del sistema nervoso.
Il cervello riceve informazioni provenienti da muscoli, articolazioni, dischi, legamenti e nervi.
Successivamente valuta molti altri aspetti, tra cui:
- il livello di affaticamento;
- il sonno;
- lo stress;
- le esperienze precedenti;
- il contesto in cui ci troviamo.
Solo dopo questa elaborazione viene generata la sensazione dolorosa.
Per questo motivo il dolore può aumentare o diminuire anche senza che sia cambiato nulla nella struttura della colonna.
Un esempio semplice
Immagina di avere una lieve irritazione alla pelle.
Se la tocchi appena dopo una giornata tranquilla, probabilmente sentirai poco fastidio.
Se invece sei già molto stanco, stressato e hai dormito male, quello stesso stimolo potrebbe sembrarti molto più intenso.
Con il mal di schiena può succedere qualcosa di simile.
La struttura della schiena è la stessa.
Ma il modo in cui il sistema nervoso interpreta gli stimoli può cambiare da un giorno all’altro.
È per questo che il dolore va e viene
Nella maggior parte delle persone non esiste una sola causa.
Il dolore è il risultato dell’interazione di molti fattori che cambiano continuamente nel tempo.
Ed è proprio questo il motivo per cui alcune giornate sembrano “perfette”, mentre altre iniziano con una schiena rigida e dolorante.
Capire questo meccanismo è il primo passo per smettere di vivere ogni episodio con paura e iniziare a gestire il problema in modo più efficace.

Le cause più comuni di un mal di schiena che va e viene
Come abbiamo visto, il fatto che il dolore compaia e scompaia non significa necessariamente che la schiena si stia danneggiando ogni volta.
Nella maggior parte dei casi, il mal di schiena intermittente è il risultato dell’interazione tra diversi fattori. Alcuni riguardano la colonna vertebrale, altri dipendono dal modo in cui viviamo, lavoriamo e ci muoviamo ogni giorno.
Vediamo i più frequenti.
Hai chiesto troppo alla tua schiena… oppure troppo poco
Può sembrare un paradosso, ma il mal di schiena può comparire sia dopo uno sforzo eccessivo sia dopo lunghi periodi di inattività.
Pensa a due situazioni molto comuni.
La prima: trascorri tutta la settimana seduto in ufficio e, nel weekend, decidi di dedicarti al giardinaggio per quattro ore consecutive.
La seconda: passi otto ore davanti al computer senza quasi alzarti dalla sedia.
In entrambi i casi la colonna vertebrale riceve uno stimolo a cui non è preparata.
Nel primo scenario il problema è un carico improvviso.
Nel secondo è la mancanza di variabilità del movimento.
La schiena, come qualsiasi altra parte del corpo, funziona meglio quando riceve stimoli regolari e progressivi.
Restare nella stessa posizione troppo a lungo
Molti pazienti mi dicono:
“Sto bene quando mi muovo, ma dopo un’ora seduto ricomincia tutto.”
Oppure:
“Se rimango troppo tempo in piedi sento la schiena irrigidirsi.”
Spesso il problema non è la posizione in sé.
È il fatto di mantenerla troppo a lungo.
Non esiste una postura perfetta da mantenere tutto il giorno.
Esistono invece tante posture che diventano problematiche se mantenute senza mai cambiare.
Per questo motivo, durante una giornata lavorativa, consiglio spesso di:
- alzarsi ogni 30-60 minuti;
- fare qualche passo;
- cambiare posizione;
- eseguire piccoli movimenti della colonna.
Sono gesti semplici che aiutano a distribuire meglio i carichi e a ridurre la rigidità.
La paura del movimento
Dopo uno o più episodi di lombalgia, è normale diventare più prudenti.
Il problema nasce quando questa prudenza si trasforma in paura.
Alcune persone smettono di:
- piegarsi;
- raccogliere oggetti da terra;
- fare sport;
- giocare con i figli;
- portare la spesa.
Con il tempo questa riduzione dell’attività porta a una perdita di forza, mobilità e fiducia.
La schiena diventa meno allenata a svolgere i gesti quotidiani e anche movimenti semplici possono sembrare più impegnativi.
Non perché siano diventati pericolosi, ma perché il corpo si è progressivamente disabituato a eseguirli.
Lo stress può influenzare il mal di schiena?
La risposta è sì.
Ma è importante chiarire un concetto.
Dire che lo stress può peggiorare il mal di schiena non significa affermare che il dolore sia “psicologico”.
Quando attraversiamo un periodo particolarmente impegnativo, il nostro organismo modifica molte funzioni:
- dormiamo peggio;
- recuperiamo meno;
- siamo più affaticati;
- aumentano le tensioni muscolari;
- il sistema nervoso diventa più reattivo.
Tutto questo può rendere la schiena più sensibile e favorire la comparsa del dolore.
È uno dei motivi per cui molte persone riferiscono un peggioramento durante periodi di intenso lavoro, esami universitari o situazioni familiari difficili.
Dormire poco o dormire male
Il sonno rappresenta uno dei grandi “regolatori” del dolore.
Durante il riposo il nostro organismo recupera energie, ripara i tessuti e riequilibra molti processi biologici.
Quando il sonno è insufficiente o di scarsa qualità, il sistema nervoso può diventare più sensibile agli stimoli dolorosi.
Questo spiega perché, dopo alcune notti difficili, il mal di schiena sembri comparire con maggiore facilità o risultare più intenso del solito.
Curare il sonno non significa eliminare da solo la lombalgia, ma può contribuire a ridurre la frequenza delle riacutizzazioni.
Il sistema nervoso “alza il volume”
Uno dei concetti più importanti da comprendere riguarda il ruolo del sistema nervoso.
Immagina il controllo del volume di una radio.
Quando il volume è basso, senti solo i rumori più forti.
Quando il volume è al massimo, percepisci anche i suoni più deboli.
Nel dolore persistente può accadere qualcosa di simile.
Il sistema nervoso diventa più sensibile e inizia a interpretare come dolorosi stimoli che, in passato, sarebbero stati perfettamente tollerati.
Questo fenomeno non significa che il dolore sia immaginario.
Significa semplicemente che il sistema di allarme del corpo è diventato più prudente del necessario.
La buona notizia è che questa sensibilità può diminuire attraverso un percorso che comprenda movimento, esercizio terapeutico, educazione e una graduale ripresa delle attività.
È normale avere delle ricadute?
Sì.
Ed è importante dirlo chiaramente.
Molte persone vivono una ricaduta come un fallimento.
Pensano:
“Ero quasi guarito… allora il trattamento non è servito.”
Nella realtà, il recupero dalla lombalgia raramente segue una linea retta.
È più simile a un grafico con piccoli alti e bassi.
Può capitare di avere una settimana ottima e poi una giornata difficile.
Questo non significa necessariamente essere tornati al punto di partenza.
Spesso si tratta di una temporanea riacutizzazione legata a un periodo di maggiore stress, a un carico insolito o semplicemente a una fase in cui il corpo ha bisogno di recuperare.
Con il tempo, ciò che cambia non è solo l’intensità del dolore, ma anche la capacità della persona di riconoscerlo, comprenderlo e gestirlo senza lasciarsi bloccare dalla paura.
Un messaggio importante
Se il tuo mal di schiena va e viene, evita di concentrarti esclusivamente sull’episodio doloroso.
Prova invece a chiederti:
- Ho dormito bene negli ultimi giorni?
- Mi sono mosso meno del solito?
- Ho affrontato uno sforzo insolito?
- Sto attraversando un periodo particolarmente stressante?
- Sono rimasto troppo tempo nella stessa posizione?
Molto spesso la risposta non è una sola.
Ed è proprio osservando il quadro nel suo insieme che diventa possibile comprendere davvero il comportamento del dolore e ridurre, nel tempo, la frequenza delle ricadute.

Quando il mal di schiena che va e viene deve preoccupare?
Nella maggior parte dei casi, un mal di schiena che compare e scompare non è indice di una patologia grave.
Anzi, è una situazione molto comune e spesso legata a fattori come il carico di lavoro, lo stile di vita, la qualità del sonno o la sensibilità del sistema nervoso.
Esistono però alcune circostanze in cui è opportuno non sottovalutare il dolore e rivolgersi tempestivamente a un medico.
Questi segnali vengono chiamati red flags, cioè “campanelli d’allarme”.
Fortunatamente sono poco frequenti, ma è importante conoscerli.
I principali campanelli d’allarme
È consigliabile richiedere una valutazione medica se il mal di schiena è associato a uno o più dei seguenti sintomi:
- forte trauma (ad esempio una caduta importante o un incidente stradale);
- febbre persistente senza una causa evidente;
- perdita di peso involontaria;
- dolore continuo anche a riposo e durante la notte;
- perdita di forza importante a una o entrambe le gambe;
- difficoltà a controllare vescica o intestino;
- alterazioni della sensibilità nella zona genitale o perineale.
Queste situazioni sono rare, ma meritano un approfondimento rapido.
E se il mal di schiena va e viene da mesi?
Molte persone si spaventano perché il dolore ritorna periodicamente.
Pensano:
“Se continua a tornare, vuol dire che ho qualcosa di grave.”
Nella maggior parte dei casi non è così.
Le patologie più serie tendono generalmente a provocare un peggioramento progressivo e costante, mentre la lombalgia comune è caratterizzata proprio da fasi alterne:
- giorni buoni;
- giorni meno buoni;
- piccoli episodi acuti;
- periodi quasi senza dolore.
Questo andamento “a onde” è uno degli aspetti tipici del mal di schiena comune.
Serve fare una risonanza magnetica?
Questa è una delle prime domande che ricevo durante la visita.
La risposta è:
dipende.
Molte persone pensano che, per capire l’origine del dolore, sia indispensabile eseguire subito una risonanza magnetica.
In realtà, nelle lombalgie senza red flags, le linee guida internazionali suggeriscono un approccio diverso.
La visita clinica e l’esame obiettivo rappresentano quasi sempre il primo passo.
Quando la risonanza può essere utile?
L’esame può essere indicato quando:
- il dolore persiste nonostante un trattamento ben condotto;
- sono presenti sintomi neurologici importanti;
- si sospetta una patologia diversa dalla comune lombalgia;
- è necessario programmare un eventuale intervento chirurgico.
In tutte le altre situazioni, eseguire una risonanza troppo precocemente raramente modifica il trattamento.
Una risonanza “brutta” non significa necessariamente avere una schiena grave
È un concetto che vale la pena ripetere.
Con il passare degli anni è normale osservare:
- dischi meno idratati;
- protrusioni;
- iniziali segni di artrosi;
- piccole ernie.
Questi reperti sono molto frequenti anche in persone che non hanno alcun dolore.
Per questo motivo il risultato della risonanza deve sempre essere interpretato insieme alla visita e ai sintomi.
Curare una risonanza è impossibile.
Curare una persona, invece, richiede una valutazione completa.
Cosa fare quando il mal di schiena ritorna?
Una ricaduta non significa necessariamente ricominciare tutto da capo.
Molte persone, appena compare un nuovo episodio, smettono completamente di muoversi.
Oppure cercano immediatamente farmaci o trattamenti passivi.
Nella maggior parte dei casi è più utile seguire alcuni semplici principi.
Continua a muoverti, se possibile
Il movimento aiuta i tessuti a mantenersi attivi e riduce la rigidità.
Naturalmente va adattato all’intensità del dolore.
Una breve passeggiata o qualche esercizio di mobilità sono spesso più utili del riposo assoluto.
Riduci temporaneamente il carico, ma non eliminarlo
Se il dolore aumenta dopo uno sforzo importante, può essere utile diminuire l’intensità delle attività per qualche giorno.
Questo non significa smettere completamente di utilizzare la schiena.
L’obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra riposo e movimento.
Evita di cambiare continuamente strategia
Uno degli errori più frequenti è passare rapidamente da una soluzione all’altra:
- un nuovo materasso;
- un diverso cuscino;
- un’altra tecnica di trattamento;
- nuovi esercizi ogni settimana.
La costanza è molto più importante della ricerca continua della soluzione perfetta.
Osserva il tuo corpo
Prova a porti alcune domande:
- Ho dormito poco negli ultimi giorni?
- Sono stato seduto molte ore?
- Ho aumentato improvvisamente l’attività fisica?
- Sto vivendo un periodo particolarmente stressante?
Individuare questi fattori può aiutarti a comprendere meglio il comportamento del dolore e, nel tempo, a prevenire molte ricadute.
Quando è il momento di chiedere aiuto?
Se il mal di schiena continua a comparire e scomparire per mesi, limita il lavoro, lo sport o le attività quotidiane, probabilmente è arrivato il momento di fare qualcosa di diverso.
Aspettare che “passi da solo” può funzionare durante un episodio occasionale.
Ma quando il dolore diventa ricorrente è spesso più utile capire perché continua a tornare.
Una valutazione accurata permette di individuare:
- quali movimenti risultano più difficili;
- quali fattori mantengono il dolore;
- quali strategie possono aiutarti a ridurre le ricadute nel lungo periodo.
L’obiettivo non è soltanto alleviare il dolore del momento, ma fornirti gli strumenti per gestire la tua schiena con maggiore sicurezza e autonomia.
Caso clinico: quando il mal di schiena sembrava non avere una spiegazione
L’esperienza di Laura
Laura, 42 anni, impiegata amministrativa, arriva in studio con una frase che sento spesso:
“Non riesco a capire questa schiena. Una settimana sto benissimo, poi all’improvviso ricomincia a farmi male.”
Il dolore era presente da circa un anno.
Non era costante.
Alcuni giorni riusciva persino a fare lunghe passeggiate senza alcun fastidio.
Altre volte bastava rimanere seduta durante una riunione di lavoro per sentire la schiena irrigidirsi.
Aveva già eseguito una risonanza magnetica che mostrava una lieve protrusione discale, ma il medico le aveva spiegato che difficilmente quella piccola alterazione giustificava tutti i sintomi.
Durante la valutazione sono emersi alcuni elementi interessanti:
- molte ore seduta davanti al computer;
- poche pause durante il lavoro;
- riduzione dell’attività fisica negli ultimi mesi;
- sonno disturbato;
- timore di piegarsi e sollevare pesi.
Il trattamento non si è concentrato esclusivamente sulla schiena.
Abbiamo lavorato su:
- recupero graduale del movimento;
- esercizi personalizzati;
- gestione delle pause durante il lavoro;
- educazione sul dolore;
- progressivo ritorno alle normali attività quotidiane.
Dopo alcune settimane Laura ha iniziato a comprendere meglio il comportamento della sua schiena.
Gli episodi dolorosi non sono scomparsi immediatamente, ma sono diventati meno frequenti e meno intensi.
La differenza più importante, però, è stata un’altra.
Ha smesso di vivere ogni ricaduta come un segnale di allarme.
Ha imparato a riconoscere i fattori che favorivano il dolore e a intervenire prima che la situazione peggiorasse.
Oggi continua a lavorare, fare escursioni nel fine settimana e allenarsi regolarmente.
Ogni tanto il mal di schiena si ripresenta.
Ma non controlla più la sua vita.
Le 5 cose da ricordare
✅ Il fatto che il mal di schiena vada e venga non significa necessariamente che la schiena si stia danneggiando ogni volta.
✅ Il dolore è influenzato da molti fattori: movimento, carico, sonno, stress e sensibilità del sistema nervoso.
✅ Restare completamente fermi per paura del dolore, nella maggior parte dei casi, non rappresenta la soluzione migliore.
✅ Le ricadute sono frequenti e non indicano automaticamente un peggioramento della situazione.
✅ Una valutazione personalizzata permette di capire quali fattori mantengono il dolore e come ridurre il rischio che si ripresenti.
Domande frequenti (FAQ)
Perché il mal di schiena va e viene senza un motivo apparente?
Spesso un motivo c’è, ma non è immediatamente evidente. Qualità del sonno, stress, sedentarietà, carichi di lavoro e attività fisica influenzano il comportamento del dolore molto più di quanto immaginiamo.
Se oggi ho dolore significa che la mia schiena è peggiorata?
No. Un aumento temporaneo del dolore non indica necessariamente un nuovo danno. Nella maggior parte dei casi rappresenta una variazione della sensibilità del sistema nervoso o della capacità dei tessuti di tollerare il carico.
È normale avere giorni completamente senza dolore?
Sì. È una caratteristica molto comune della lombalgia ricorrente. Avere giornate senza sintomi è un segnale positivo e dimostra che la schiena è capace di funzionare normalmente.
Camminare può aiutare?
Nella maggior parte dei casi sì. Camminare regolarmente rappresenta una delle attività più consigliate perché favorisce il movimento, migliora la circolazione e aumenta gradualmente la tolleranza della schiena agli sforzi.
Devo smettere di fare sport?
No, salvo diversa indicazione del medico. Nella maggior parte dei casi è preferibile adattare temporaneamente il tipo e l’intensità dell’attività piuttosto che interromperla completamente.
Lo stress può davvero peggiorare il mal di schiena?
Devo fare subito una risonanza magnetica?
Non sempre. In assenza di red flags o sintomi neurologici importanti, la visita clinica rappresenta generalmente il primo passo. Gli esami vengono richiesti solo quando possono modificare il percorso terapeutico.
Qual è la posizione migliore per stare seduti?
Non esiste una postura perfetta da mantenere per ore. È molto più importante cambiare posizione frequentemente e fare brevi pause durante la giornata.
Perché il dolore compare dopo essere stato seduto a lungo?
Restare nella stessa posizione per molto tempo può aumentare la rigidità e ridurre la tolleranza dei tessuti al carico. Alternare il lavoro sedentario con brevi momenti di movimento è spesso una strategia efficace.
Quando è il momento di rivolgersi a un professionista?
Se il dolore continua a tornare, limita il lavoro, lo sport o la qualità della vita, è consigliabile effettuare una valutazione per individuare le cause che mantengono il problema e impostare un percorso personalizzato.
Conclusioni
Se il mal di schiena va e viene, è normale sentirsi confusi o scoraggiati.
Molte persone interpretano ogni ricaduta come un segnale che la schiena si stia deteriorando, ma nella maggior parte dei casi non è così.
Il dolore lombare è un fenomeno complesso, influenzato da molti fattori che cambiano continuamente nel corso della giornata e delle settimane.
Comprendere questi meccanismi è il primo passo per affrontare il problema con maggiore serenità.
Con una valutazione accurata, un programma di esercizi personalizzato e una gestione corretta del movimento è possibile ridurre la frequenza delle ricadute e tornare a svolgere le attività quotidiane con maggiore sicurezza.
Se il mal di schiena continua a tornare…
Se hai la sensazione di convivere con una schiena “imprevedibile”, che alterna periodi di benessere a nuovi episodi dolorosi, può essere utile approfondire la situazione con una valutazione specifica.
Nel mio studio il percorso non si limita a trattare il dolore del momento, ma cerca di individuare perché il mal di schiena continua a ripresentarsi, costruendo un programma personalizzato che integri terapia manuale, esercizi terapeutici e consigli pratici per la vita quotidiana.