Iniziare di nuovo + una bevanda chiamata Vita. Pensiero olistico #16

Intro

Guardo l’agenda: ore 15 primo cliente, 18 Maggio, 2020.

Sono le 12.30. Pranzo leggero, facilmente digeribile: riso basmati e zucchine, condite con ottime chiacchere con mia morosa.

Ore 13.30, tiro fuori la divisa stirata: la osservo come potrei osservare una cara amica con cui mi sono ritrovato dopo molto tempo. Battito leggermente accelerato. Spiegazione che mi do: adrenalina, voglia di ricominciare. Indosso i pantaloni e la casacca con il logo. Mi gusto la sensazione del cotone che scorre sulla mia pelle.

Poi, nello zaino preparo l’occorrente per la seduta. Verifico per vedere se c’è tutto.

“Sei pronto?” – chiede la mia ragazza. Accenno un sì, ma la risposta non potrebbe che essere: “C#zzo, sì”. Non vedo l’ora.

Ore 14.20 parto. Casa del cliente. Incrociamo lo sguardo, dopo molto tempo (circa due mesi). I sorrisi, sotto la mascherina, non si vedono (ma si sentono). Non c’è la solita stretta di mano all’inizio del trattamento (ma il linguaggio del corpo non mente). I nostri occhi si incontrano, pieni di gioia: è proprio vero, certe volte le parole non servono.

È stato un momento indescrivibile, un po’ come riassaporare il gusto di una pietanza che non assaggiavo da molto tempo. Te ne ricordi vagamente, ma è quando metti in bocca il primo boccone che l’esplosione di gusto riaccende la memoria. 

Da sotto la mascherina, parte La domanda, la solita domanda con cui do l’inizio alla seduta: “Cosa posso fare per Lei?”. Qui non posso dirlo, è privacy.

Ma è da lì che ricomincia la poesia. E da lì ricomincia un fiume di parole non dette, dettate dal Trattamento, dal tocco, dallo scambio “muto”, ma ricco di mille significati, fra me e il corpo della persona.
Sinceramente non ricordo esattamente i discorsi che abbiamo fatto. Ricordo la percezione che arrivava alla mia mano, la sensazione dei muscoli che si rilassavano, le fasce si rilasciavano e la tensione si attenuava.

E il saluto alla fine della seduta che ci siamo dati, privo di tutti quei gesti che spero torneranno a far parte della Nostra vita molto presto.

Monto in macchina e mi abbasso la mascherina, per respirare libero. Ma non è solo aria quella che respiro, no. E’ il piacere di essere tornato, di sapere che la macchina non la userò solo per andare al supermercato. Accendo l’auto e mi dirigo verso il secondo cliente, e dopo di quello gli altri.

La sera torno a casa stanco, metto i vestiti ad arieggiare e sanifico tutto il materiale di lavoro (oltre ad averlo già fatto durante il giorno).

Seduto sul divano, ripercorro la mia giornata e sono solo 3 le parole che scorrono nella mia mente.

Amo il mio lavoro.

Time:

30 Minuti

Difficulty:

Semplice
dav

Vita

Oggi sinceramente la ricetta si è creata da sola: ¼ di studio, ¼ di manualità e ½ di passione. Shakerate bene. Assaporatela piano. Questa è una bevanda speciale. Una bevanda chiamata Vita.

 

Se invece volete veramente una ricetta, oggi vi do quella di un cocktail: il whisky and sour, che bevo  nel weekend ogni volta che ho bisogno di “rilassarmi”. Bevuto a piccoli sorsi, con il suo sapore agrodolce, è diventato in breve tempo uno dei miei cocktail preferiti. 

Tempo

30 Minuti

Difficoltà

Semplice
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