Scrivere un articolo sull’epicondilite è “svelarvi” uno dei motivi che mi ha spinto a fare il lavoro di Massofisioterapista (che sarà motivo di un articolo futuro). Quando ho “sofferto” di questa patologia si è infatti chiusa la mia (probabile) carriera di geometra/batterista e ho potuto cominciare a guadagnarmi da vivere con la mia passione.

Prima di svelarVi come ho superato questa problematica, compresi i dolori ed altro, partiamo con lo spiegare cos’è questa patologia.

Sommario

Cos’è l’Epicondilite.

La letteratura medica ci dice che quasi tutte le patologie che hanno come suffisso “-ite” sono patologie infiammatorie: basti pensare all’artrite, alla borsite, alla tendinite, ecc.

L’epicondilite è classificata come tendinite: infatti, inizialmente, saranno proprio i muscoli che si inseriscono ad infiammarsi. Il tendine, a differenza del muscolo, è meno vascolarizzato: questo significa che l’apporto di ossigeno sarà minore: è proprio per questo che la guarigione potrà essere più lenta.

Secondo me, si può parlare di infiammazione solo nelle fasi iniziali, in quanto successivamente sarebbe più giusto definirla tendinosi, ovvero una sofferenza del tendine.

Dov’è situata l’epicondilite e quali sono i suoi sintomi?

  • L’epicondilite è situata a livello del gomito: parleremo di epicondilite laterale o “gomito del tennista” ed epitrocleite (o epicondilite mediale) o “gomito del golfista”.

  • A livello di dolorabilità il dolore può essere presente inizialmente solo nella zona del gomito, se non trattato nella giusta maniera questo può spostarsi anche più giù, fino alla mano, con a volte spiacevoli sensazioni di “formicolio” o insensibilità (quasi ricordasse una sindrome del tunnel carpale).

  • Il dolore inizialmente è presente di giorno, mentre eseguiamo l’attività che evoca il dolore, potrà diventare nostro compagno anche di notte, se non trattato nella giusta maniera.

  • È difficile il movimento del gomito (piegarlo, portarlo dritto e/o muoverlo).

  • L’epicondilite può farvi diminuire la forza nel braccio: stringere una mano o impugnare una racchetta, ma anche semplici azioni quotidiane come aprire una porta o prendere una bottiglia d’acqua.

  • A livello visivo la zona del gomito può essere gonfia, con assenza di rossore.

  • A livello uditivo potreste sentire “scrosci” a livello del capitello radiale (dentro il gomito).

N.B. Ricordiamoci che ogni persona ha una storia personale diversa, quindi l’intensità e il numero dei sintomi può variare in base a vari parametri.

Chi e che età colpisce l’epicondilite?

Questa problematica colpisce uomini e donne in un range d’età che va dai 30 e i 55 anni, ed è una delle sindromi più comuni colpendo l’1-3% della popolazione. Sebbene sia chiamata “gomito del tennista (se è situata esternamente)” o “gomito del golfista (nel caso sia interna)”, in realtà non sono solo gli sportivi i soggetti più colpiti. Troviamo infatti tutti quei professionisti che per es. si trovano a stringere oggetti con forza (cacciaviti, borse, bagagli), usano martelli pneumatici; ma colpisce anche chi usa molto il mouse, chi cucina, usa trapani, aspirapolveri o stira.

Colpiti da questa problematica, troviamo questi ambiti lavorativi:

  • impiegati,

  • muratori, idraulici, imbianchini e in genere chi lavora nell’edilizia,

  • casalinghe o imprese di pulizie,

  • cuochi e macellai (uso di coltelli),

  • giardinieri (pensate alla presa di varie seghe elettriche o soffiafoglie o rastrelli),

  • hobby come la scrittura.

Oltre a tennis e golf come sport più colpiti, ma sono coinvolti atleti che praticano:

  • Squash, cricket e tutti gli sport con racchetta,

  • Scherma,

  • Sport in palestra che prevedono l’uso di pesi (body building e crossfit),

  • Bowling,

  • Baseball.

Come viene valutata/diagnosticata l’epicondilite?

Premesso che dev’essere sempre un medico specialista (es. fisiatra od ortopedico) ad emettere diagnosi, vediamo insieme di quali strumenti si avvale.

Il dolore dev’essere situato sul gomito lateralmente o medialmente, ovvero nella zona dove sono situati i tendini dei muscoli. Se il dolore fosse situato per esempio più in basso si potrebbe parlare di sindrome del tunnel radiale.

Si passa poi all’esame vero e proprio in cui il medico eseguirà una percussione sull’epicondilo (anche se delicata questa risulterà dolorosa). Anche una flessione del polso controresistenza può evocare dolore nella zona.

Altri test possono essere il sollevamento per esempio di una sedia con il palmo verso l’alto o verso il basso: l’uso di muscoli diversi (flessori del polso nel primo caso ed estensori nel secondo) può differenziare problematiche diverse. Infatti chi ha l’epicondilite laterale normalmente ha dolori portando il palmo verso il basso.

All’interno della visita o valutazione si cercherà inoltre di escludere la sindrome del tunnel radiale, che al contrario dell’epicondilite colpisce il nervo radiale. Per far questo si chiede un’estensione delle dita lunghe (test dito medio).

Per completezza bisognerà anche verificare se il cliente/paziente presenta problematiche cervicali, che possono portare anche dolori in questa zona.

Esami diagnostici

Il medico specialista di solito prescrive una radiografia antero posteriore e laterale del gomito: questa verifica la presenza di artriti o corpi mobili osteocondrali.

Possono essere utili ecografia e risonanza magnetica: questi due importanti strumenti diagnostici potranno infatti permetterci di verificare la presenza di problematiche al tendine quali stiramenti o strappi o perfino rotture.

Capire se questi problemi sono presenti o no aiuta una più giusta diagnosi: il riposo o la sospensione dall’attività e le terapie potranno essere prescritte ancora più specificatamente.

Questa problematica può sparire nel giro di pochi giorni o metterci anche mesi se non si segue un giusto percorso terapeutico.

Esercizi di stretching

Per risolvere l’epicondilite e fare in modo che non si ripresenti più, è indispensabile cominciare un programma di stretching. Lo stretching infatti è molto importante per portare maggior ossigeno al tendine (vascolarizzandolo), e per allungare la muscolatura che si presenterà contratta. In caso non dovessimo fare lo stretching, potrebbero formarsi zone di necrosi che portano la trasformazione da tendinite a tendinosi (e si passa a dei sintomi cronici).

Proprio perchè non si avveri questa situazione, ecco un paio di esercizi:

Esercizio numero 1: “Preghiera”

In piedi o da seduti, uniamo le mani ad altezza del petto (come fossimo in posizione di preghiera) e allarghiamo i gomiti: in questo modo vedremo una discesa delle mani verso il basso. Raggiungiamo il punto di “massima Tensione” e rimaniamo in questa posizione per 15 – 30 secondi. Una volta trascorso il tempo, torniamo lentamente verso l’alto e ripetiamo l’esercizio.

Esercizio numero 2: Allungamento.

In piedi o seduti, con il braccio dritto, appoggiamo il dorso della mano su una superficie (ad esempio un tavolo) e flettiamo il polso verso il basso. Rimaniamo in questa posizione per 15 – 30 secondi e rilassiamo lentamente. Una volta trascorso il tempo, torniamo lentamente verso l’alto e ripetiamo l’esercizio.

Questi esercizi vanno ripetuti più volte al giorno, arrivando fino al punto di massima tensione (che è quell’allungamento in cui sentiamo fastidio ma non dolore). Il dolore non dev’essere mai provato durante lo stretching, per non andare ad irrigidire ulteriormente.
Tutti gli esercizi vanno eseguiti seguendo una progressione: si comincia con 5 ripetizioni di ogni esercizio fino ad arrivare a 20/30 volte. Gli esercizi vanno proseguiti anche dopo la guarigione, per prevenire recidive (20/30 giorni possono bastare). Non va eseguito in fase acuta.

Trattamento per l’epicondilite.

Troviamo due fasi nell’epicondilite:

  • Fase acuta: in questa fase è importantissimo il riposo e all’uso di rimedi naturali o FANS (prescritti dal medico). È utile inoltre anche l’applicazione di ghiaccio per massimo 20 minuti sulla zona 4 volte al giorno. Se la persona fosse impossibilitata a fermarsi dall’attività lavorativa, è consigliato il riposo ogni 30 minuti con l’applicazione di ghiaccio per 15 minuti. Trattamenti fisioterapici (per es. la Te.Ca.R.) possono essere utili per velocizzare il percorso di guarigione.

  • Fase di guarigione. Questa fase, che viene snobbata dalla maggior parte delle persone, è quella più importante: si recupera il ROM (che sta per Range of motion, ovvero si recupera il movimento) grazie a stretching e si rafforza la muscolatura grazie ad esercizi di rinforzo. Questi esercizi verranno effettuati fino a completa guarigione.

    Trattamenti manuali sono utili per vascolarizzare la zona ed eliminare eventuali rigidità o trigger point a livello muscolare.

Fase cronica: se vogliamo accelerare la guarigione, o se saltiamo il trattamento della fase di guarigione o cambiamo continuamente terapia o fisioterapista può portare a guarigioni parziali o che si allungano nel tempo. Se dovesse avvenire ciò si dovranno usare tutti i consigli delle fasi precedenti però in maniera continuativa fino alla scomparsa del dolore, con esercizi studiati ad hoc per prevenire la comparsa di questa problematica o il ricorso all’intervento chirurgico.

Per rendere più efficace il trattamento bisognerà inoltre migliorare anche “l’igiene” posturale:

  • se il problema è nato con lo sport, cerchiamo di migliorare la tecnica: il ritorno all’attività sportiva con l’esecuzione di esercizi in maniera scorretta ci porterà a una recidiva dell’epicondilite.

  • Se il problema è nato con il lavoro, cerchiamo di correggere la nostra posizione. Come abbiamo visto più in alto, anche altre parti del corpo (come la zona cervicale) possono creare problemi. Quindi una postura migliore migliorerà non solo questa problematica ma anche il nostro Benessere/la nostra Salute generale.

La Riflessologia Posturale Biodinamica mi permette di lavorare direttamente sulla causa del problema, grazia all’uso di una valutazione globale sul paziente (per permettere un percorso di Trattamenti personalizzato).

Vuoi risolvere la Tua Epicondilite? (a Padova e Dolo)

Scrivimi, riceverai una risposta entro 24 ore.

Lavoro su appuntamento: dal Lunedì al Venerdì 14.30 - 20.30.

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *