Ferie nelle Cinque Terre, e i 5 sensi associati. Pensiero Olistico #

Pensiero Olistico #25

Cinque Terre
Cinque Sensi

Introduzione

Quante meraviglie ci regala l’Italia.

Quante volte abbiamo detto o sentito questa frase? Il viaggio in Liguria me l’ha fatto ripetere molteplici volte, abbinato anche a un’esclamazione: “Wow!”.

Prima di cominciare: se cercate foto di donne o uomini in costume da bagno in spiaggia o storie di instagram con qualche boomerang neanche più tanto di moda, Vi dico subito che non troverete nulla di tutto ciò. Se siete invece curiosi (o avete già capito) di cosa si parlerà, potete continuare a leggere!

Com’è nato il viaggio.

Come molti italiani, durante il periodo di Covid, io e la mia ragazza abbiamo lavorato. E come (spero) tutti gli italiani, siamo stati dentro casa nel periodo di quarantena. Non sapendo bene come e se si sarebbe potuti andare all’estero, abbiamo deciso di restare in Italia, e abbiamo sfruttato un “box” che ci permettesse di aggiungere un paio di notti per fare una vacanza rigenerante guardando anche il portafoglio.

C’era comunque la voglia di fare un viaggio in cui si potesse restare all’aria aperta, respirare, il giusto compromesso tra dinamismo e rilassamento. Dopo alcune ricerche, la nostra scelta è ricaduta sulla Liguria: eravamo attratti dalle spiagge rocciose, e abbiamo deciso di aggiungerci qualche camminata.

Mai avrei pensato che queste ultime potessero essere “il piatto forte” della vacanza.

Il Pensiero, la vacanza.

La vacanza.

La mattina del primo giorno la passiamo in macchina, e nel nostro viaggio ci accompagna la ragazza di un nostro amico, che è già in Liguria. Arrivati a La Spezia, (dove si trova il nostro b&b) ci aspetta il pranzo che è una parte del meglio che può offrire la Liguria: un nostro amico, di origini liguri, ci fa assaggiare in diverse varietà la focaccia, presa da panificio. Pochi ingredienti, libidine massima, senso del gusto che fa i fuochi d’artificio. Dopo pranzo, con questa coppia, andiamo a visitare Porto Venere, che ci da un assaggio dei panorami che vedremo nei giorni successivi. Facciamo proprio i turisti in barca, visitando le isole vicine, il monastero, aperitivo e poi ci si divide e si va a mangiare carichi per il giorno successivo.

Il secondo giorno, decidiamo di fare il sentiero Monterosso – Vernazza (e non il contrario), scegliendo così di fare la camminata dalla parte più difficile. Scopro quanto poco il mio fiato (e quello della mia ragazza) siano poco abituati a fare dislivelli (qui sottoforma di gradoni). Vi dico la sincera verità: dopo i primi 20 minuti, ho pensato di fermarmi e tornare indietro. Cuore che batteva a mille, fiato corto, sudato, gambe che tremavano. Se mi fossi fermato, però, avrei fatto un grosso sbaglio. Le energie erano molte più di quelle che pensavo, e da lì è stata una camminata molto più semplice, con panorami mozzafiato (altro che labelen su instagram).

Immaginatevi: siete su una collina, e tutt’intorno a voi vigne, a poche centinaia di metri sul livello del mare, che vedete arrivare fino all’orizzonte, maestoso. Si vedevano animali che spuntavano sulla nostra via, dalle lucertoli, ai geko, a qualche farfalla dai colori variopinti. Abbiamo trovato anche qualche cane, che anche se poteva contare su quattro ruote motrici, ogni tanto si fermava a guardarci, con la lingua penzoloni, molto probabilmente sul fatto che non si può proprio essere contenti ogni volta che i padroni ti dicono “Andiamo via”.

Ma non solo l’occhio ha potuto godere.

L’olfatto era inebriato dai profumi della natura. In questo tratto si sentiva tutto quello che di ottimo poteva offrire la vegetazione mediterranea.

Nel tratto Manarola – Corniglia abbiamo camminato in mezzo a boschi, con l’odore del muschio e degli alberi che ci conquistava, e appena abituati si passava a un punto di nuovo che dava sul mare, con le sue influenze salmastre.

L’ultimo tratto, quello che ci ha portato da Framura a Levanto, lo abbiamo effettuato all’interno di gallerie di una vecchia linea ferroviaria del 1900. Inutile dirvi che si passava da una situazione di “buio” a luce, dove si aprivano anche qui panorami mozzafiato. E dove si passava da una situazione di odore “umido, da chiuso” agli odori di cui si parlava prima, tipici del Mediterraneo.

Il tatto ha potuto scoprire varie tonalità di colore: dalla sensazione della pietra fiera e salda, al terreno che permetteva ai piedi di camminare, alla sensazione delle varie piante che venivano toccate (e anche a qualche fico preso e mangiato per strada). Alla sensazione di sudore sulla pelle. Sensazione unita al dolce tocco del Sole che penetrava nella foresta, o che ci vergava riflesso sulla roccia. Alla sensazione di fresco nelle gallerie e nei boschi. Al refrigerio, dopo una lunga camminata, di buttarsi nell’acqua e sentire il pizzicore del salso finché ci si asciugava. Alla sensazione oleosa e soffice della focaccia al pesto e farinosa (ovviamente) della farinata sotto le dita.

Anche il gusto ha potuto assaporare tutti i frutti di questa terra: i frutti del mare, i frutti dell’agricoltura (olio, vino, la focaccia, il pesto). Carnosi, come i muscoli dopo una giornata di camminate, gommoso e fresco (come la focaccia al pesto mangiata a Vernazza), acidulo e fresco (come un bicchiere di Vermentino in una trattoria di La Spezia), croccante (come il fritto mangiato nel ristorante di una pescheria, dal mare alla tavola, come si suol dire). Rigenerante, come l’acqua che si beveva a ogni sosta (o salata, se si era in mare e un onda ci sorprendeva).

Per quanto riguarda l’udito… Potrei scriverVi dei suoni delle cicale che cantano, del vento che oltre ad accarezzarci sussurrava nelle nostre orecchie. O dell’impeto dell’acqua sugli scogli, quando il mare era alto. Uccelli che cinguettano, o il suono tipico delle foglie calpestate nella foresta.

Per darvi un piccolo assaggio, vi lascio questo breve video, che vi farà sentire il sound della Natura che ci ha accompagnato.

La settimana successiva a questa (l’ultima tappa della vacanza) è stata a Lignano ed è stata molto importante perché ha avuto come obiettivo il riposo… ma Ve ne parlerò nel prossimo articolo. Chissà se mettiamo d’accordo quelli a cui piace il “coccobello”!

Infiniti Orizzonti, Luglio 2020

N.B. ringrazio la fotografa (nonché compagna di viaggio) Giulia Bogoni. 

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