Se incontri un Buddha per la strada, uccidilo. Pensiero olistico #28

Il libro

Uccidere il Buddha quando lo si incontra significa superare il mito del maestro, il mito del guru, il mito dello psicoterapeuta; significa rinunciare al ruolo di discepolo e distruggere la speranza che qualcuno all’infuori di noi possa essere il nostro padrone.

“Se incontri un Buddha per la strada uccidilo.

Autore: Sheldon B. Kopp

Collana: Psiche e coscienza
codice ISBN: 9788834000793
pagine: 224

Immagine e descrizione presi direttamente dalla casa editrice Astrolabio.

La recensione

Questo libro mi ha lasciato spiazzato e disorientato, inizialmente.

Parte soft, strizzando un po’ l’occhiolino a citazioni e storie che tanto vanno di moda oggigiorno. Prendendo spunto dalla mitologia, dalle favole, dai racconti e i libri sacri vengono gettate le basi per il nocciolo della questione. Ovvero: siamo stati programmati e ci siamo dimenticati chi siamo e cosa vogliamo veramente.

La conseguenza? Ci è stata tolta la possibilità di sognare e di essere noi stessi.

Ma l’insegnamento più grande resta quello che nessuno può insegnarci niente, perché basta quello che siamo, e tutte le risposte le abbiamo già, perché sono dentro di noi.

Molte patologie nascono proprio per questo motivo: seguiamo quello che fa la massa, come degli automi, dimenticandoci il volto che avevamo prima di nascere, snaturandoci, tenendo dentro di noi le nostre paure, i nostri pensieri, le nostre debolezze e le nostre piccole perversioni.

Questo “nascondere la polvere sotto il tappeto”, oltre alle varie patologie, ci porta anche a un’altra problematica: cominciamo a credere che siano gli altri la causa o la risoluzione dei nostri mali. Ogni volta che stiamo male speriamo che qualcuno esterno a noi ci liberi dal dolore: che sia esso Dio, la propria famiglia (qui presa in senso ampio, possono essere gli amici, ecc.) o un medico. O magari questi diventano la causa dei nostri mali: dopotutto non è più facile puntare il dito verso gli altri che volgere uno sguardo verso sé stessi?

Un’altra cosa insegnatami da questo libro è che è inutile cercare di voler avere il controllo sulla vita (la mia e degli altri), perché tutto va come deve andare. È inutile cercare di forzare le cose o farle andare come noi vogliamo. Viviamo in un mondo dinamico dove siamo a contatto con altre persone con visioni della vita diverse dalla nostra, con i loro problemi e certezze.

Riavvolgendo la pellicola della mia vita posso dire questo: mi sono sentito spesso di essere solo, timido, con la paura di uscire nel mondo, mollato dalla ex compagna, e mi sembrava che anche la vita mi avesse voltato le spalle. E aggiungete pure che avevo troppa voglia di bruciare le tappe perché mi sembrava sempre di far poco, che le mie giornate dovevano essere piene di cose da fare per poterle dare un senso.

Devo dire grazie a una persona che sotto sotto ci credeva in me, che ha permesso, aiutato e lasciato che poco a poco si sviluppassero delle capacità che non pensavo di avere: per esempio la pittura, o la scrittura (che ho scoperto essere il motore della “mia arte”). Quella persona ero io.

Come scritto nel libro: si nasce soli, e solo noi possiamo avere le risposte che ci servono per muoverci. Possiamo solo scegliere i nostri compagni di vita e chi vorrà fare una parte del viaggio con noi.

Ho visto film, mostre, letto libri, e ognuno di questi mi ha lasciato un messaggio, una riflessione.

È il momento di fare un sunto di questo percorso, e mettere per iscritto cos’ho capito di me. La stella polare (vedi sotto) è la parte più importante, il resto sono pensieri in ordine sparso.

Mi sono ricordato di quando ero piccolo (quante volte ci dimentichiamo chi siamo?): giocavo con i cartoni e mi perdevo in mondi fantastici. Ho scoperto i fumetti e i libri. In quelle storie, in quelle saghe, in quei racconti ci stavo delle ore, e quando ritornavo nella realtà, mi sembrava di un colore diverso, più scuro e grigio.

La mia solitudine è diventata un problema quando altre persone (genitori, parenti, colleghi, amici, morose) hanno cominciato a dirmi che nel mondo non potevo andare bene, che dovevo cambiare.

E lì son cominciati i miei problemi. Attenzione, non voglio dare la colpa a loro: ero io che davo un significato alle loro parole che mi “mortificava”.

Inconsciamente già lo sapevo, e Captain Fantastic mi ha fatto capire che la mia stella polare è “essere solitario”. Prima confondevo questa parola con la parola “solo”, che più che suo sinonimo, ho scoperto essere un suo contrario.

Ora ho capito che in questa vita posso vivere anche da solo, tutte le altre persone sono semplicemente delle compagne che decideranno di camminare una parte della vita con me. In più, il ricordarmi il “me da bambino” mi ha fatto ricordare cosa avrei voluto fare da grande: lo scrittore.

Come stelle “accessorie” c’è la voglia di avere una casa mia, grande, piena di libri, che sia la mia “roccaforte”: ho capito che posso essere io a decidere quando uscire dalla mia tana. Ho scoperto che uscire a “trovarmi il cibo” (il mio lavoro) è divertente, e non mi pesa per nulla. O posso anche rimanere a casa: scrivo articoli, post facebook, internet, pubblicità con il sito (tutti processi che mi divertono e aiutano il mio lavoro a crescere). Il mio modo di “vendermi” non è sicuramente il porta a porta o in altri modi di “aggregazione” (squadre, cene, aperitivi).

Anche perché, diciamolo… Nel tempo libero voglio stare con le persone con cui so di star bene, con cui ho voglia di condividere le mie passioni e che mi permettano di essere me stesso senza svalutarmi. Al momento, fra queste poche persone, ci sono per esempio la mia ragazza e il mio amico pittore.

Ho scoperto che mi piace il fatto di essere tornato a studiare, un percorso lungo che mi porterà nuove abilità anche se molte cose che studio non mi fanno impazzire (vedi psicometria). Però, pensare fra 10 anni di essere psicoterapeuta secondo Lowen e abbinare questo con il mio lavoro odierno accende il fuoco dentro di me. E chissà, magari poi continuare con altri corsi tipo kinesiologia o omeopatia. Lo so cosa state pensando, ho solo coperto 15 anni della mia vita con lo studio. Non preoccupatevi per me, poi troverò qualcos’altro… però intanto mi godo questo percorso!

Ho scoperto poi che non voglio sposarmi: non sono un cristiano praticante e non me ne frega nulla di far sapere alla legge che sto insieme a una persona. Non mi piacciono i bambini degli altri, ma dentro di me sogno di averne uno, massimo due (magari se gemelli). Di farmi vedere con il macchinone, anche qui, chissenefrega. È solamente un modo per andare da un punto A a un punto B, e deve costare, a farla grande, massimo 20.000 €.

Vi ho già parlato della casa: è un modo per permettermi dei momenti di pausa, di tranquillità, per poi poter “funzionare” al meglio con gli altri. E poi, decisamente, è un luogo di “ricarica” dopo una giornata in mezzo alla gente, mi permette di far entrare altre persone senza andare in mezzo alla massa di gente che certe volte mi da il voltastomaco.

Sto anche pensando di eliminare profili personali dei social e tenere solo quelli di lavoro.

Sto scoprendo inoltre che amo molto di più piccoli gruppi di lavoro come quello di Padova (a proposito, fra poco cambieremo sede e andremo a Sant’Agostino, in centro Galilei) o molto probabilmente deciderò di mettermi in proprio da solo, se mi romperò il cazzo di stare con altri.

Infine, non mi sento neanche una di quelle persone che devono per forza stare in mezzo alla famiglia (che sia la mia o di altri), ma basta farlo una volta ogni tanto.

Questo è il mio pensiero come uomo libero, e lo lascio a Voi in modo che possiate pensare alla Vostra vita e come la state vivendo.

dav
Brand New day - Feb 2019 - Lorenzo Benetti

Vi lascio con un alcune citazioni che mi hanno colpito e fatto riflettere. Fanno parte dell’”Elenco della Biancheria”, ed è una parte di un elenco parziale delle verità eterne:

Non puoi aver nulla a meno che non lasci la presa”

In realtà non controlli nulla”

Se hai un eroe dagli un altro sguardo: in qualche modo hai diminuito te stesso”

Il male costituisce una vitalità potenziale bisognosa di trasformazione”

Il male può essere spostato ma mai cancellato, dal momento che tutte le soluzioni generano nuovi problemi” “Tuttavia è necessario continuare a lottare verso una nuova soluzione”

Ciascuno di noi è in definitiva solo.”

Le cose più importanti, ciascun uomo deve farle da sè”.

N.d.A. : La stella polare è la stella fissa nel cielo, quella che permette a chi governa una nave di sapere sempre dove dirigersi. Anche se il cielo è nuvoloso, o ci sono altri agenti atmosferici che non permettono la visuale di questa stella, essa è lì, ad indicare la via.

Esistono delle altre stelle che sono collegate alla stella polare. Anch’esse sono luminose, ma non sono sempre visibili. Se la stella polare è il faro, l’origine; queste stelle sono il mezzo che utilizziamo per permettere una giusta regolazione del fuoco: nel rapporto con gli altri e come risolvere i problemi, o semplicemente come mettere in atto il processo (nel mio caso) della conoscenza. Possiamo definirle i processi per dare “vita” all’origine.

 

Se vuoi saperne di più: La stella polare. Come può aiutarci nel nostro percorso chiamato Vita? Pensiero olistico #27

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