Trattato del Ribelle (Junger). Il moderno dilemma: far parte della massa o no? – Pensiero Olistico #29

La stella polare. Come può aiutarci nel nostro percorso chiamato Vita? Pensiero olistico #27

RISVOLTO (tratto dal sito di Adelphi)

Nei primi anni del dopoguerra, mentre si andava delineando quella integrazione planetaria nel nome della tecnica che oggi è sotto gli occhi di tutti, Ernst Jünger elaborò questo testo, apparso nel 1951, oggi più affilato che mai. La figura del Ribelle jüngeriano corrisponde a quella dell’anarca, del singolo braccato da un ordine che esige innanzitutto un controllo capillare e al quale egli sfugge scegliendo di «passare al bosco» – dissociandosi, una volta per sempre, dalla società. Il Ribelle jüngeriano sente di non appartenere più a niente e «varca con le proprie forze il meridiano zero». Tutta l’eredità del nichilismo, del radicalismo romantico e della furia anti-moderna si concentra in questa figura, qui osservata come facendo ruotare un cristallo. Letto oggi, questo testo appare di una impressionante preveggenza, quasi un guanto di sfida gettato in nome di una libertà preziosa: «la libertà di dire no».

Traduzione di F. Bovoli
Piccola Biblioteca Adelphi, 248
1990, 17ª ediz., pp. 136
isbn: 9788845907586
Temi: Letterature di lingua tedescaLibelli

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Brand New day - Feb 2019 - Lorenzo Benetti

Cosa ci insegna questo libro?

Il Trattato del Ribelle è un libro scritto da Junger, filosofo tedesco.

Si tratta di un libro scritto appena dopo la fine della seconda guerra mondiale, con una grande componente attuale. L’autore si interroga, con metafore politiche e filosofiche, di quali possono essere i “padroni” della società (il Leviatano, la Chiesa) e i componenti stessi della società (milite ignoto e lavoratore), presenti nella Germania dell’epoca.

Poi entra in gioco il concetto della libertà, ovvero: come si può raggiungerlo e quali sono le caratteristiche che la compongono? Come fare a non seguire “il grigio gregge” e diventare parte di esso e tirare fuori “il lupo” che è dentro ognuno di Noi?

Junger ci dà la risposta già dal titolo del libro in tedesco, ovvero Waldgänger , colui che va nel bosco. Chi va nel bosco, chiamato anche “Ribelle”, è colui che colpisce lo Stato (“Il Leviatano”) e sa come mettere a segno un colpo audace per distruggere armi che valgono milioni: ne conosce le debolezze tattiche, i punti di minore resistenza, l’infiammabilità”.


Il bosco inoltre è un luogo allo stesso tempo sia metafisico che fisico (“è sia la nave che l’oceano”). Il Ribelle è inoltre un fedele sostenitore dell’hic et nunc.

Proprio su questi due concetti vorrei soffermarmi per un attimo.

L’hic et nunc citato da Junger, altro non è che il “qui e ora” citato molte volte nella filosofi zen, ed è molto importante perché è l’unico momento reale esistente. Ed è reso reale proprio per il fatto che se il nostro corpo è collegato alle nostre sensazioni, allora possiamo sentire veramente quello che stiamo facendo. Sarà possibile così “entrare nel bosco”, ovvero entrare dentro all’essenza stessa del nostro Io, dove ci sono TUTTE le risposte che cerchiamo.

Junger dice che il bosco è un luogo buio, e cita Socrate, che chiamava il “suo demone questo luogo segreto da dove una voce, che era già al di là delle parole, lo consigliava e lo guidava.”

Seguire il bosco, o seguire il proprio demone, il proprio io, vuol dire seguire la libertà.

Libertà che non è anarchia, ovvero diventare delinquenti, ma diventare anarchi, ovvero seguire appunto la propria libertà, la propria “direzione”, il proprio “Io”. Seguire il proprio io porterà l’individuo a staccarsi dal gregge e seguire la propria strada, le proprie credenze. Porterà l’individuo a non essere più uno “Yes Man”, un individuo che segue tutto quello che chiede la massa e i mass media.

Lo porterà a fare scelte che “l’uomo comune, il Lavoratore, il Milite Ignoto” non fanno perché contenti di servire il padrone mangiandosi rospi, servire la patria vedendo i propri figli morire, o lasciando la propria vita per ideali che non sono suoi. La libertà non fa parte di questi uomini, perché essere liberi vuol dire pensare con la propria testa, con il proprio cuore. Con la propria essenza.

Il Ribelle, al contrario, è un uomo che decide di vivere la propria vita in solitudine, senza etichette, pensando ai suoi piani d’azione, a come trovare la giusta chiave per “sovvertire il potere”. Diventa prima di tutto maestro di sé stesso: la sua maestra diventa la vita. Non decide di avere adepti, studenti o altri “sudditi”: egli piuttosto troverà nella sua vita compagni, Persone (volutamente con la P maiuscola) che si sono discostate dalla via battuta da molti, tramutando un sentiero di montagna in una strada asfaltata.

La via che si è scelto il Ribelle è una via che sarà trattata per la prima volta da sé stesso, dentro si sé. Ed è proprio all’interno di Noi stessi che c’è “la divina potenza”.

Essere Ribelli può sembrare che faccia rima con “essere soli”. La realtà è che il Ribelle sta proprio a metà strada fra l’individualismo e il collettivismo: sa qual è il momento di andare nel bosco (dentro di sé per cercare le risposte) e sa quando è il momento di trovarsi con i compagni per colpire duro il Potere.

Per quanto mi riguarda, è arrivato il momento di sapere come costruire finalmente la mia realtà, spoglio di tutti i pregiudizi e le “qualità” che questo mondo ci ha affibbiato. Ricordando che, per esempio, anche una misura importante come il valore è diventato non una dote morale, non una dote intellettuale, ma “quello che noi dovremmo volere” impostoci dalla società.

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Brand New day - Feb 2019 - Lorenzo Benetti

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