Dolori al gomito? Può essere epicondilite! Dolori al gomito? Può essere epicondilite!

Dolori al Gomito?

Epicondilite ed Epitrocleite.

Scrivere un articolo sull’epicondilite è “svelarvi” uno dei motivi che mi ha spinto a fare il lavoro di Massofisioterapista (che sarà motivo di un articolo futuro). Quando ho “sofferto” di questa patologia si è infatti chiusa la mia (probabile) carriera di geometra/batterista e ho potuto cominciare a guadagnarmi da vivere con la mia passione.

Prima di svelarVi come ho superato questa problematica, compresi i dolori ed altro, partiamo con lo spiegare cos’è questa patologia.

Cos’è?


La letteratura medica ci dice che quasi tutte le patologie che hanno come suffisso “-ite” sono patologie infiammatorie: basti pensare all’artrite, alla borsite, alla tendinite, ecc.

L’epicondilite è classificata come tendinite: infatti, inizialmente, saranno proprio i muscoli che si inseriscono ad infiammarsi. Il tendine, a differenza del muscolo, è meno vascolarizzato: questo significa che l’apporto di ossigeno sarà minore: è proprio per questo che la guarigione potrà essere più lenta.

Secondo me, si può parlare di infiammazione solo nelle fasi iniziali, in quanto successivamente sarebbe più giusto definirla tendinosi, ovvero una sofferenza del tendine.

Dov’è situata l’epicondilite e quali sono i suoi sintomi?

  • L’epicondilite è situata a livello del gomito: parleremo di epicondilite laterale o “gomito del tennista” ed epitrocleite (o epicondilite mediale) o “gomito del golfista”.
  • A livello di dolorabilità il dolore può essere presente inizialmente solo nella zona del gomito, se non trattato nella giusta maniera questo può spostarsi anche più giù, fino alla mano, con a volte spiacevoli sensazioni di “formicolio” o insensibilità (quasi ricordasse una sindrome del tunnel carpale).
  • Il dolore inizialmente è presente di giorno, mentre eseguiamo l’attività che evoca il dolore, potrà diventare nostro compagno anche di notte, se non trattato nella giusta maniera.
  • È difficile il movimento del gomito (piegarlo, portarlo dritto e/o muoverlo).
  • L’epicondilite può farvi diminuire la forza nel braccio: stringere una mano o impugnare una racchetta, ma anche semplici azioni quotidiane come aprire una porta o prendere una bottiglia d’acqua.
  • A livello visivo la zona del gomito può essere gonfia, con assenza di rossore.
  • A livello uditivo potreste sentire “scrosci” a livello del capitello radiale (dentro il gomito).

N.B. Ricordiamoci che ogni persona ha una storia personale diversa, quindi l’intensità e il numero dei sintomi può variare in base a vari parametri.

Chi colpisce?


Questa problematica colpisce uomini e donne in un range d’età che va dai 30 e i 55 anni, ed è una delle sindromi più comuni colpendo l’1-3% della popolazione. Sebbene sia chiamata “gomito del tennista (se è situata esternamente)” o “gomito del golfista (nel caso sia interna)”, in realtà non sono solo gli sportivi i soggetti più colpiti. Troviamo infatti tutti quei professionisti che per es. si trovano a stringere oggetti con forza (cacciaviti, borse, bagagli), usano martelli pneumatici; ma colpisce anche chi usa molto il mouse, chi cucina, usa trapani, aspirapolveri o stira.

Colpiti da questa problematica, troviamo questi ambiti lavorativi:

  • impiegati,
  • muratori, idraulici, imbianchini e in genere chi lavora nell’edilizia,
  • casalinghe o imprese di pulizie,
  • cuochi e macellai (uso di coltelli),
  • giardinieri (pensate alla presa di varie seghe elettriche o soffiafoglie o rastrelli),
  • hobby come la scrittura.

Oltre a tennis e golf come sport più colpiti, ma sono coinvolti atleti che praticano:

  • Squash, cricket e tutti gli sport con racchetta,
  • Scherma,
  • Sport in palestra che prevedono l’uso di pesi (body building e crossfit),
  • Bowling,
  • Baseball.

Diagnosi.


Premesso che dev’essere sempre un medico specialista (es. fisiatra od ortopedico) ad emettere diagnosi, vediamo insieme di quali strumenti si avvale.

Il dolore dev’essere situato sul gomito lateralmente o medialmente, ovvero nella zona dove sono situati i tendini dei muscoli. Se il dolore fosse situato per esempio più in basso si potrebbe parlare di sindrome del tunnel radiale.

Si passa poi all’esame vero e proprio in cui il medico eseguirà una percussione sull’epicondilo (anche se delicata questa risulterà dolorosa). Anche una flessione del polso controresistenza può evocare dolore nella zona.

Altri test possono essere il sollevamento per esempio di una sedia con il palmo verso l’alto o verso il basso: l’uso di muscoli diversi (flessori del polso nel primo caso ed estensori nel secondo) può differenziare problematiche diverse. Infatti chi ha l’epicondilite laterale normalmente ha dolori portando il palmo verso il basso.

All’interno della visita o valutazione si cercherà inoltre di escludere la sindrome del tunnel radiale, che al contrario dell’epicondilite colpisce il nervo radiale. Per far questo si chiede un’estensione delle dita lunghe (test dito medio).

Per completezza bisognerà anche verificare se il cliente/paziente presenta problematiche cervicali, che possono portare anche dolori in questa zona.

Esami diagnostici


Il medico specialista di solito prescrive una radiografia antero-posteriore e laterale del gomito: questa verifica la presenza di artriti o corpi mobili osteocondrali.

Possono essere utili ecografia e risonanza magnetica: questi due importanti strumenti diagnostici potranno infatti permetterci di verificare la presenza di problematiche al tendine quali stiramenti o strappi o perfino rotture.

Capire se questi problemi sono presenti o no aiuta una più giusta diagnosi: il riposo o la sospensione dall’attività e le terapie potranno essere prescritte ancora più specificatamente.

Questa problematica può sparire nel giro di pochi giorni o metterci anche mesi se non si segue un giusto percorso terapeutico.

Fasi e Trattamento “classico”.


Troviamo due fasi nell’epicondilite:

  • Fase acuta: in questa fase è importantissimo il riposo e all’uso di rimedi naturali o FANS (prescritti dal medico). È utile inoltre anche l’applicazione di ghiaccio per massimo 20 minuti sulla zona 4 volte al giorno. Se la persona fosse impossibilitata a fermarsi dall’attività lavorativa, è consigliato il riposo ogni 30 minuti con l’applicazione di ghiaccio per 15 minuti. Trattamenti fisioterapici (per es. la Te.Ca.R.) possono essere utili per velocizzare il percorso di guarigione.
  • Fase di guarigione. Questa fase, che viene snobbata dalla maggior parte delle persone,   quella più importante: si recupera il ROM (che sta per Range of motion, ovvero si recupera il movimento) grazie a stretching e si rafforza la muscolatura grazie ad esercizi di rinforzo. Questi esercizi verranno effettuati fino a completa guarigione.
  • Fase cronica: se vogliamo accelerare la guarigione, o se saltiamo il trattamento della fase di guarigione o cambiamo continuamente terapia o fisioterapista può portare a guarigioni parziali o che si allungano nel tempo. Se dovesse avvenire ciò si dovranno usare tutti i consigli delle fasi precedenti però in maniera continuativa fino alla scomparsa del dolore, con esercizi studiati ad hoc per prevenire la comparsa di questa problematica o il ricorso all’intervento chirurgico.

Altri consigli.

Per rendere più efficace il trattamento bisognerà inoltre migliorare anche “l’igiene” posturale:

  • se il problema è nato con lo sport, cerchiamo di migliorare la tecnica: il ritorno all’attività sportiva con l’esecuzione di esercizi in maniera scorretta ci porterà a una recidiva dell’epicondilite.
  • Se il problema è nato con il lavoro, cerchiamo di correggere la nostra posizione. Come abbiamo visto più in alto, anche altre parti del corpo (come la zona cervicale) possono creare problemi. Quindi una postura migliore migliorerà non solo questa problematica ma anche il nostro Benessere/la nostra Salute generale.

Risolvere con il Massaggio Posturale Endogeno.

Se la problematica dell’epicondilite o dell’epitrocleite non è passata con gli interventi classici è perché i Trattamenti non sono stati effettuati sulla vera Causa, ma su una conseguenza. È come avessimo lavorato per tutto il tempo su un buco su un muro di casa nostra, rattoppandolo con le più moderne tecniche. Dimenticandoci però che magari quel buco poteva essere creato da una perdita d’acqua o qualcos’altro. E finché non trattiamo quella perdita d’acqua, il buco potrà aprirsi ancora e ancora, mandando in malora migliaia di euro spesi per “fantomatiche tecniche moderne”.

É indispensabile allora che il terapista adotti una visione diversa, che non sia basata sulla sintomatologia ma sulla reale causa, diversa da persona a persona.

Con questo non voglio dire che risolvere il dolore (o l’infiammazione o il trauma) non sia importante: infatti aiuta a sopportare tutto quello che facciamo giornalmente nella nostra vita.

Oltre a questo bisogna risalire alla causa del problema, per poterlo risolvere.

È indispensabile che il massofisioterapista l’individuo dopo un attento approfondimento della Vita della persona (stili di vita, lavoro, sport: tutti dati che servono per capire meglio di cos’ha bisogno la persona) per creare un Trattamento personalizzato, visto che tutti siamo diversi.

Bisogna rendersi conto che la problematica altro non è che una CONSEGUENZA che se trattata a sé stante potrà  portare ad usura, alterazioni posturali (iperlordosi, cifotizzazione), e deformazioni ossee (ad es. artrosi, stenosi, ernie, spine ossee, ecc.).

Per risolvere le problematiche dell’epicondilite o dell’epitrocleite è utile il Massaggio Posturale Endogeno, una metodica di lavoro che ho sviluppato negli anni. Il Massaggio Posturale Endogeno permette di lavorare direttamente sulla causa del problema, grazie all’uso di una valutazione globale sul paziente (per personalizzare il percorso di Trattamenti) e delle migliori tecniche manuali della medicina occidentale e della Riflessologia.

Inoltre, sopratutto per la problematica di alluce valgo è indispensabile un programma riabilitativo che possa far regredire la deformazione ossea che si è venuta a creare.

Il Massaggio Posturale Endogeno mi permette di lavorare direttamente sulla causa del problema, grazia all’uso di una valutazione globale sul paziente (per permettere un percorso di Trattamenti personalizzato).

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