Ernia: domande/risposte e curiosità.
  • Ci chiediamo spesso se possiamo utilizzare corsetti o panciere o fasce per abbassare un po’ i nostri dolori. 
  • Pensiamo di essere arrivati al limite con i Nostri dolori e pensiamo che non ci sia altra strada che l’operazione.
  • Pensiamo che l’ernia, se presente, non possa più andarsene. 
  • Come si usa correttamente la colonna vertebrale (rachide)?

 

L’elenco che avete appena letto è formato dalle domande che mi fanno più spesso quando si parla di problemi derivati dall’ernia.

Ecco le risposte! 

Tabella dei Contenuti

Trattamento conservativo e scomparsa dell’ernia.

Un motivo in più per seguire (e continuare) un programma di trattamenti e esercizi è il risultato di una serie di studi eseguiti da vari ricercatori. Da studi scientifici è emerso infatti che, seguendo un percorso personalizzato, i pazienti con ernia e lombosciatalgia vedevano il dolore ridursi o scomparire. Ma il vero cambiamento si vede quando si esegue una RMN o TAC di controllo dopo un periodo va dal mese ai 30 mesi: l’ernia scompariva completamente!!! (Saal, Bush, Ellenberg, Komori, ecc.)

Quindi, seguire un percorso definito “trattamento conservativo”, porta a vari benefici:

  • Il dolore si abbassa anche se al controllo l’ernia sembra invariata,

  • L’ernia può ridurre la sua ampiezza in un arco temporale relativamente breve: si parla di poche settimane,

  • Il dolore lombare e tutti i suoi sintomi scompaiono in media intorno alle 10 settimane (gli autori indicano un periodo variabile dal mese agli 8 mesi in fase acuta e in base alla soggettività del dolore),

  • La cosa sorprendente che si evidenzia da questi studi è che i risultati migliori sono stati raggiunti nelle ernie più grosse: questo dato mette in risalto il fatto che non è mai troppo tardi per star bene.

Sebbene tutto quello che avete letto finora riguardi sopratutto le ernie lombari, i risultati ottenibili (e ottenuti) dagli autori riguarda anche le ernie cervicali e dorsali.

Una domanda può sorgere spontanea, a questo punto: ma cosa succede all’interno del nostro corpo per far “sparire” l’ernia?

Il disco intervertebrale riceve il proprio nutrimento dalle strutture anatomiche circostanti, in quanto non riceve vascolarizzazione. I frammenti del disco che vengono espulsi, però, entrano nella circolazione sanguigna e, grazie all’azione dei macrofagi (cellule immunitarie che hanno il ruolo di veri e propri “spazzini” all’interno del Nostro corpo), vengono “digeriti dal Nostro corpo”. Oltre a questo, viene ri-vascolarizzata e rigenerata (grazie alla formazione di una cicatrice): questo processo, mentre avviene, potrebbe creare qualche dolore alla persona, ma il dolore scompare quando anche l’ernia scompare.

Abbiamo capito così come il Nostro corpo abbia una “miracolosa” capacità di autorigenerazione: è proprio per questo che al giorno d’oggi viene sempre di più sconsigliato l’intervento chirurgico: perché infatti ricorrere a un intervento e relativa lunga riabilitazione, quando la grande maggioranza di volte il Nostro corpo sta già riassorbendo l’ernia?

Vi lascio alle parole di Andersson, che nel 1996 diceva: “In passato, la maggior parte degli studi sull’ernia del disco hanno riguardato l’intervento chirurgico a causa della concezione erronea che l’ernia del disco fosse una patologia chirurgica. L’ernia del disco ha una prognosi favorevole nella maggior parte dei casi e il trattamento conservativo è il presidio iniziale di tale scelta, ancor prima di procedere a ulteriori indagini”.

Uso corretto del Rachide (protrusione e ernia)

Oltre ai consigli sull’alimentazione, corpo (con i suoi esercizi) e psiche, c’è un altro importante fattore che viene poche volte menzionato nel percorso terapeutico o di benessere.

Stiamo parlando dell’uso corretto del nostro corpo.

Possiamo mangiare bene, eseguire i migliori esercizi e trasformare il Nostro corpo in un tempio Zen, ma se utilizziamo male la nostra “macchina”, ecco che il Nostro corpo andrà molto più velocemente incontro a queste problematiche.

In questo paragrafo Vi darò un elenco di “attenzioni” per chi ha protrusione e ernia:

  1. Stiamo attenti a movimenti in flessione: come già visto, questi movimenti spostano il disco posteriormente, “trasformando” la protrusione in ernia o peggiorando la gravità dell’ernia.

  2. Quando dormiamo, evitare la posizione fetale in decubito laterale (di lato con le gambe piegate). Se si avvertono dolori notturni, mettersi in posizione supina (a pancia in su), arrotolare un asciugamano e metterselo come una cintura intorno alla vita (chiuso con una spilla o qualcosa di similare): in questo modo i dolori si abbasseranno e manterremo la curva a livello lombare.

  3. Se si sta tante ore seduti (che sia in macchina o in ufficio), munirsi di supporto lombare e di una sedia ergonomica.

  4. Fare attenzione ai movimenti quando ci si alza dal letto o dal divano, ci si lega le scarpe, ecc.

 

Qui sotto, potete vedere una “carrellata” di foto che Vi illustrano alcune di queste posizioni scorrette.

Trattamento chirurgico (operazione): è necessario? E perché ci si opera sempre meno?

Il primo intervento chirurgico per l’ernia è stato eseguito dai dott. Mixter e Barr nel 1934.

Negli anni si è arrivati a capire che questa problematica non è di solo interesse chirurgico. Infatti sebbene l’intervento ha come obbiettivo il togliere dolore e far tornare il paziente alla vita normale, si ricorrerà a questa metodica solo se presenti determinati parametri: sollievo del dolore e la capacità funzionale.

Oltre a questo, bisogna sempre ricordare che l’ernia si presenta in molte più persone di quello che si pensa: sotto i 60 anni il 20 % delle persone ne presenta una e senza sintomi. Fra questi, solo al 2% viene consigliato l’intervento. Sempre stando in tema di numeri, la letteratura scientifica ci riporta risultati positivi tra il 70 e il 95 % delle volte.

Perché non viene prescritto immediatamente?

Studi scientifici dimostrano miglioramenti solo nel breve termine grazie all’intervento nei casi di ernia. Se guardiamo il lungo periodo i risultati ottenuti dall’intervento sono gli stessi del trattamento conservativo. Dobbiamo poi mettere in conto la lunga riabilitazione dopo l’intervento e che essendo un’operazione, verranno a formarsi sempre tessuti cicatriziali (con conseguenti problemi posturali futuri). Per ultimo, ma non meno importante, è da ricordare che il successo dell’intervento deriva sempre da indicazioni e “conoscenza” del dolore da parte del paziente e di un’ottima valutazione del medico.

Per chi è indicato l’intervento?

Se presente ernia discale nel canale stenotico, sindromi della cauda equina e deficit motorio, normalmente si ricorre all’intervento.

Ci sono poi altri sintomi valutati dal medico, che porta a valutazioni relative (a discrezione del chirurgo se operare o no). Per esempio, fallimento del trattamento conservativo dopo 3 mesi, anomalie neurologiche o ernie invalidanti con dolore dell’arto inferiore (dove il dolore è meno intenso a livello lombare che alla gamba).

Controindicazioni all’intervento

Dobbiamo suddividere questa sezione in controindicazioni assolute e relative.

  • Controindicazione assoluta vuol dire che in nessun caso può essere effettuato l’intervento chirurgico. Se l’ernia non vi causa problemi, allora non si ricorre all’operazione (ernia asintomatica).

  • Controindicazione relativa vuol dire che è sconsigliato l’intervento perché c’è un elevato rischio di complicanze o perché ci sono altre vie che possono alleviare i problemi causati da ernia. Esistono comunque dei casi in cui si ricorre a questa metodica. Un esempio di controindicazione relativa è la donna incinta a cui sarebbe sconsigliato eseguire una radiografia, ma esistono dei casi in cui è meglio che la faccia (ovvero casi il cui rischio di non fare l’esame possono essere più grandi del fatto di non farli).

Fanno parte di questa categoria:

  • minimi o bassi deficit sensoriali e motori, dolori che non scendono al di sotto del ginocchio (ovvero che restano “centralizzati” nella zona lombare e a livello del gluteo),

  • se non vengono evidenziati problemi radicolari dalla diagnostica per immagini o ci sono sintomi vaghi,

  • disturbi psicologici o controversie legali che possono minare, oltre l’intervento, anche il prosieguo della riabilitazione.

Ausili per il Mal di schiena e dolori da ernia: i Corsetti, le fasce e le cinture lombari.

Possono essere più o meno rigidi, a forma di fascia, corsetto e cintura. Che abbiano una forma o un’altra, questi ausili possono essere usati dalle persone che accusano dolori in fase acuta e/o abbiano un lavoro dove la loro schiena viene usata in modo errato.

Il corsetto avrebbe la funzione di proteggere e mantenere la lordosi lombare; limitare il movimento che può portare danni alla schiena e riduce il carico sui dischi.

A lungo andare il loro utilizzo può portare dei danni difficilmente recuperabili: problemi gastrointestinali da pressione, aumento pressione cardiaca, lesioni della pelle, perdita del tono muscolare, rigidità articolare e decalcificazione ossea (una delle cause che porta più velocemente all’osteoporosi).

Grazie a una ricerca scientifica eseguita intorno agli anni 2000 è stato evidenziato come il corsetto non ha nessuna efficacia nella prevenzione della lombalgia. In questa ricerca lavoratori che movimentano carichi son stati divisi in due gruppi, ed è risultato che quelli che non usavano supporti non mostravano particolari differenze nella presenza di dolore rispetto a quelli che invece li usavano (Wassel, 2000).

Quindi, cosa possono fare tutte quelle persone che pensavano di aver trovato nel corsetto una panacea a tutti i mali?

  • Conoscere meglio il proprio corpo e informarsi sul come si presenta il dolore può aiutare sia a prevenire il movimento dannoso che ad avere una vita qualitativamente migliore (infatti impara a usare al meglio il proprio corpo e gli strumenti di lavoro),

  • Esercizi di compenso studiati in base al lavoro della persona. Lavoriamo (almeno) 8 ore al giorno usando gli stessi muscoli, che proprio per questo si irrigidiranno: a lungo andare questo porterà la famigerata rigidità muscolare, articolare da una parte e ipotonia/ipotrofia (“muscoli flaccidi”) dall’altra,

  • Se la persona presenta poca mobilità il lavoro dovrà essere mirato al ritrovare elasticità con mobilizzazioni, chi ha poca forza dovrà potenziare, chi sarà “corto” dovrà allungarsi. Ogni serie di esercizi dovrà essere personalizzato sulla persona (età, tipo di lavoro, storia personale, ecc.),

  • Un altro utile ausilio al mal di schiena da ernia è la Riflessologia Posturale Biodinamica permette di lavorare direttamente sulla causa del problema, grazie all’uso di una valutazione globale sul paziente (per personalizzare il percorso di Trattamenti) e delle migliori tecniche manuali della medicina occidentale e della Riflessologia.

Trattamento con la Riflessologia Posturale Biodinamica (R.P.B.)

Potete abbinare al Vostro percorso la R.P.B. (Riflessologia Posturale Biodinamica): è una metodica di lavoro che uso per il Trattamento delle ernie da anni.

Il lavoro che viene effettuato all’interno di una seduta è, ad esempio:

  • La prima parte eseguita su zone e aree della colonna vertebrale, addome e piedi: qui si concentrano le maggiori rigidità e problematiche. Le aree e i punti da trattare sono personalizzati.

  • Nel trattamento sintomatico è utile “l’eliminazione” dei Punti Trigger, punti che provocano il dolore, situati nel muscolo (che può essere trattato anche con il Miofasciale).

  • Può essere inoltre utile il Trattamento del Diaframma, che come abbiamo già visto è collegato con parti del corpo come la zona lombare (quindi può essere causa di rigidità dei muscoli di questa zona e provocare come conseguenza il mal di schiena). Respirare meglio può anche aiutarci a migliorare gli stati di stress , donarci un miglior rilassamento generale e migliorare la Nostra Postura.

  • Postura che ovviamente può essere migliorata o corretta con esercizi che, oltre a donarci una migliore elasticità e mobilità, stimolano endorfine con conseguente miglior sopportazione al dolore.

  • La Riflessologia Posturale Biodinamica permette di lavorare direttamente sulla causa del problema, grazie all’uso di una valutazione globale sul paziente (per personalizzare il percorso di Trattamenti) e delle migliori tecniche manuali della medicina occidentale e della Riflessologia.

Per risolvere questa Problematica:

Scrivimi, riceverai una risposta entro 24 ore.

Lavoro su appuntamento: dal Lunedì al Venerdì 14.30 - 20.30.

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *