Hai dolore sulla parte esterna dell’anca?
Ti capita di avvertire un dolore pungente sul lato dell’anca quando cammini, sali le scale o ti sdrai sul fianco? Se hai cercato informazioni su Internet, probabilmente ti sei imbattuto nel termine “borsite trocanterica”.
Per molti anni questa è stata la diagnosi più utilizzata per descrivere il dolore nella parte laterale dell’anca. Oggi, però, sappiamo che la realtà è un po’ più complessa.
Le ricerche degli ultimi anni hanno dimostrato che la vera infiammazione della borsa è meno frequente di quanto si pensasse. Nella maggior parte dei casi il dolore è legato anche – e spesso soprattutto – ai tendini dei muscoli glutei, in particolare del medio gluteo e del piccolo gluteo.
Per questo motivo molti specialisti preferiscono utilizzare il termine Sindrome Dolorosa del Grande Trocantere (Greater Trochanteric Pain Syndrome, GTPS), che comprende tutte le strutture che possono provocare dolore in questa regione.
Questo non significa che il termine “borsite trocanterica” sia sbagliato: è ancora molto utilizzato dai pazienti e talvolta anche nei referti medici. Tuttavia, conoscere questa evoluzione aiuta a comprendere meglio perché alcuni trattamenti funzionano e altri, invece, portano solo un beneficio temporaneo.
In questo articolo vedremo quali sono i sintomi più comuni, le cause, come si arriva alla diagnosi e quali trattamenti hanno dimostrato la maggiore efficacia.
Cos’è la borsite trocanterica?
Per capire il problema è utile fare un piccolo passo indietro.
Il grande trocantere è una prominenza ossea situata nella parte laterale del femore. Su questa zona si inseriscono importanti muscoli dell’anca, tra cui il medio e il piccolo gluteo, fondamentali per stabilizzare il bacino durante la camminata.
Tra l’osso e i tendini sono presenti delle borse sierose, piccoli cuscinetti pieni di liquido che hanno il compito di ridurre l’attrito tra le diverse strutture durante il movimento.
Quando queste borse si irritano si può sviluppare una borsite. Tuttavia, nella pratica clinica, è molto frequente che insieme alla borsa siano coinvolti anche i tendini circostanti, oppure che siano proprio questi ultimi la principale fonte del dolore.
Per questo motivo limitarsi a parlare di “borsite” rischia di essere riduttivo e di indirizzare verso trattamenti non sempre adeguati.
Perché oggi si parla di Sindrome Dolorosa del Grande Trocantere?
Negli ultimi vent’anni numerosi studi hanno cambiato il modo di interpretare il dolore laterale dell’anca.
In passato si riteneva che la causa principale fosse quasi sempre l’infiammazione della borsa trocanterica. Oggi sappiamo che, in molti pazienti, la borsa presenta alterazioni minime o addirittura normali, mentre il problema interessa soprattutto i tendini del medio gluteo e del piccolo gluteo.
Per questo motivo è stato introdotto il termine Greater Trochanteric Pain Syndrome (GTPS), tradotto in italiano come Sindrome Dolorosa del Grande Trocantere.
Questa definizione comprende diverse possibili condizioni, tra cui:
- borsite trocanterica;
- tendinopatia del medio gluteo;
- tendinopatia del piccolo gluteo;
- lesioni tendinee;
- irritazione dei tessuti peri-trocanterici.
Dal punto di vista del paziente cambia poco il nome, ma cambia molto il trattamento.
Se il problema principale è il tendine, infatti, il percorso riabilitativo dovrà concentrarsi sul recupero della sua capacità di sopportare il carico attraverso esercizi progressivi, educazione al movimento e, quando indicato, terapia manuale.
Chi è più a rischio?
La sindrome dolorosa del grande trocantere è particolarmente frequente:
- nelle donne tra i 40 e i 70 anni;
- nelle persone che camminano o corrono molto senza un adeguato adattamento ai carichi;
- in presenza di debolezza dei muscoli glutei;
- dopo un aumento improvviso dell’attività fisica;
- nei soggetti con artrosi dell’anca o del ginocchio;
- in chi presenta alterazioni biomeccaniche del bacino o della colonna lombare.
Anche il sovrappeso, la sedentarietà e alcune patologie metaboliche possono aumentare il rischio, poiché modificano la distribuzione dei carichi e la qualità dei tendini.
Quali sono i primi sintomi?
Nella maggior parte dei casi il dolore compare gradualmente.
All’inizio può essere percepito soltanto dopo una lunga camminata o salendo diverse rampe di scale. Con il passare del tempo, se il problema non viene affrontato, può diventare presente anche durante le attività quotidiane e disturbare il riposo notturno, soprattutto quando ci si sdraia sul lato interessato.
Il punto dolente è quasi sempre localizzato sulla parte esterna dell’anca, in corrispondenza del grande trocantere. Alcune persone riferiscono anche un’irradiazione verso il gluteo o lungo la parte laterale della coscia, senza però arrivare sotto il ginocchio.
È proprio questa caratteristica che permette spesso di distinguere il problema da una sciatalgia, anche se una valutazione clinica rimane fondamentale per confermare la diagnosi.
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Come si riconosce la borsite trocanterica?
La diagnosi inizia sempre con un’attenta raccolta della storia clinica e con l’esame obiettivo.
Nella maggior parte dei casi il paziente riferisce un dolore localizzato sulla parte esterna dell’anca che peggiora durante alcune attività ben precise.
Le situazioni più comuni sono:
- camminare per lunghi tratti;
- salire o scendere le scale;
- rimanere in piedi su una sola gamba;
- alzarsi dopo essere rimasti seduti a lungo;
- dormire sul fianco interessato.
Durante la visita il professionista valuta la mobilità dell’anca, la forza dei muscoli glutei e ricerca il punto di massima dolorabilità in corrispondenza del grande trocantere.
L’obiettivo non è soltanto confermare la diagnosi, ma soprattutto escludere altre condizioni che possono provocare sintomi simili.
Quali esami servono davvero?
Nella maggior parte dei casi non è necessario eseguire subito una risonanza magnetica.
Una visita clinica ben eseguita è spesso sufficiente per orientare la diagnosi.
Gli esami strumentali vengono generalmente richiesti quando:
- il dolore persiste nonostante il trattamento;
- si sospetta una lesione tendinea importante;
- è presente un trauma;
- i sintomi fanno pensare a patologie differenti.
La radiografia è utile soprattutto per valutare eventuali alterazioni dell’articolazione dell’anca, come l’artrosi.
L’ecografia può evidenziare alterazioni della borsa sierosa o dei tendini glutei.
La risonanza magnetica rappresenta invece l’esame più accurato per studiare tendini, muscoli e tessuti molli, ma non è sempre necessaria nelle fasi iniziali.
È importante ricordare che alcune alterazioni possono essere presenti anche in persone senza dolore. Per questo motivo gli esami devono sempre essere interpretati insieme alla visita clinica.
Quali patologie possono essere confuse con una borsite?
Il dolore laterale dell’anca non dipende sempre dalla borsa trocanterica.
Tra le condizioni che più frequentemente entrano in diagnosi differenziale troviamo:
Tendinopatia del medio gluteo
È probabilmente la causa più frequente del dolore laterale cronico.
Molte diagnosi di “borsite” sono in realtà legate a una sofferenza del tendine del medio gluteo.
Artrosi dell’anca
L’artrosi provoca generalmente dolore all’inguine, ma nelle fasi più avanzate può irradiarsi anche verso la parte laterale dell’anca.
Lombalgia con dolore riferito
Alcune patologie della colonna lombare possono irradiarsi al gluteo e al lato dell’anca, simulando una patologia locale.
Per questo motivo è importante valutare sempre anche il rachide lombare.
Sindrome della bandelletta ileotibiale
Più frequente nei corridori, può provocare dolore nella parte laterale della coscia e dell’anca, soprattutto durante l’attività sportiva.
Come si cura la borsite trocanterica?
La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, non è necessario ricorrere alla chirurgia.
Le linee guida più recenti indicano come primo approccio un trattamento conservativo, personalizzato sulla base della causa e delle caratteristiche del paziente.
Educazione e gestione del carico
Uno degli aspetti più importanti consiste nel ridurre temporaneamente le attività che provocano una compressione eccessiva sulla regione laterale dell’anca.
Questo non significa smettere completamente di muoversi.
Al contrario, mantenere un livello adeguato di attività fisica è fondamentale per favorire il recupero.
L’obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra riposo e movimento, evitando sia il sovraccarico sia l’immobilità prolungata.
Esercizio terapeutico
L’esercizio rappresenta il trattamento con le migliori evidenze scientifiche per la maggior parte delle forme di sindrome dolorosa del grande trocantere.
Il programma dovrebbe comprendere:
- rinforzo progressivo del medio gluteo;
- miglioramento della stabilità del bacino;
- controllo dell’equilibrio;
- recupero della mobilità dell’anca;
- progressiva esposizione ai carichi quotidiani.
È importante sottolineare che gli esercizi devono essere adattati alla fase clinica: iniziare con carichi eccessivi o movimenti troppo dolorosi può rallentare il recupero.
Terapia manuale
La terapia manuale può rappresentare un valido complemento all’esercizio.
Tecniche mirate sui tessuti molli, mobilizzazioni articolari e trattamento delle strutture miofasciali possono contribuire a ridurre il dolore e migliorare la mobilità, facilitando lo svolgimento del programma riabilitativo.
Come per molte altre patologie muscoloscheletriche, i risultati migliori si ottengono quando la terapia manuale viene integrata con esercizi e con una corretta educazione del paziente.
Farmaci e infiltrazioni
Nelle fasi più dolorose il medico può prescrivere farmaci antidolorifici o antinfiammatori per controllare i sintomi.
In alcuni casi selezionati possono essere prese in considerazione infiltrazioni, soprattutto quando il dolore è molto intenso e limita significativamente le attività quotidiane.
Tuttavia, se il problema principale riguarda il tendine, le infiltrazioni non rappresentano una soluzione definitiva. Possono ridurre temporaneamente il dolore, ma devono essere inserite all’interno di un percorso riabilitativo che comprenda anche il recupero della funzione e della capacità di carico dei tessuti.
Cosa evitare?
Durante la fase più dolorosa può essere utile evitare alcuni comportamenti che aumentano la compressione sulla regione del grande trocantere:
- dormire sul lato doloroso;
- stare a lungo in piedi con il peso appoggiato sempre sulla stessa gamba;
- accavallare frequentemente le gambe;
- aumentare improvvisamente i carichi di allenamento;
- sospendere completamente ogni attività fisica senza indicazione.
Piccole modifiche delle abitudini quotidiane possono contribuire a ridurre il dolore e facilitare il recupero.
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Quali esercizi possono aiutare?
L’esercizio terapeutico rappresenta il trattamento con le migliori evidenze scientifiche per la maggior parte dei casi di sindrome dolorosa del grande trocantere.
L’obiettivo non è semplicemente “rinforzare il gluteo”, ma migliorare la capacità dei tendini e dei muscoli di tollerare il carico senza provocare dolore.
Il programma dovrebbe essere progressivo e personalizzato, ma generalmente comprende:
- esercizi di rinforzo del medio gluteo;
- miglioramento della stabilità del bacino;
- esercizi di equilibrio;
- recupero della mobilità dell’anca;
- progressivo ritorno alle attività quotidiane e sportive.
È importante evitare l’errore opposto: il riposo assoluto. Ridurre temporaneamente le attività più dolorose può essere utile nella fase acuta, ma sospendere completamente il movimento rischia di favorire perdita di forza, rigidità e tempi di recupero più lunghi.
Per un programma completo puoi leggere anche il nostro approfondimento dedicato ai 7 esercizi per il dolore all’anca.
Gli errori più comuni
Molti pazienti, nel tentativo di ridurre il dolore, adottano strategie che finiscono per rallentare il recupero.
Tra gli errori più frequenti troviamo:
- continuare ad allenarsi ignorando il dolore;
- interrompere completamente ogni attività fisica per settimane;
- eseguire stretching intenso direttamente sulla zona dolente;
- dormire sempre sul lato sintomatico senza utilizzare un cuscino tra le ginocchia;
- affidarsi esclusivamente a farmaci o infiltrazioni senza affrontare la causa del problema.
Un trattamento efficace richiede quasi sempre una combinazione di educazione, esercizio terapeutico e una corretta gestione dei carichi.
Quando è opportuno rivolgersi a uno specialista?
È consigliabile richiedere una valutazione se:
- il dolore persiste per più di alcune settimane;
- il fastidio limita il lavoro o le attività quotidiane;
- il dolore compare anche di notte e disturba il sonno;
- non riesci più a camminare normalmente;
- il trattamento iniziale non produce miglioramenti.
Una diagnosi precoce permette spesso di ridurre i tempi di recupero ed evitare che il problema diventi cronico.
Tabella riassuntiva
| Domanda | Risposta |
| Cos’è la borsite trocanterica? | È una condizione dolorosa che interessa la parte laterale dell’anca; spesso coinvolge anche i tendini glutei. |
| Dove fa male? | Sul lato esterno dell’anca, con possibile irradiazione verso il gluteo o la coscia. |
| Peggiora quando? | Camminando, salendo le scale, stando su una gamba o dormendo sul fianco interessato. |
| Serve sempre una risonanza? | No. Nella maggior parte dei casi la diagnosi è clinica e gli esami sono riservati ai casi dubbi o persistenti. |
| Qual è la terapia più efficace? | Esercizio terapeutico, gestione del carico, educazione e, quando indicato, terapia manuale. |
Domande frequenti (FAQ)
La borsite trocanterica guarisce da sola?
In alcuni casi i sintomi possono diminuire spontaneamente, ma senza correggere i fattori che hanno provocato il problema è possibile che il dolore si ripresenti.
Camminare fa bene o fa male?
Generalmente camminare fa bene, purché il carico sia adeguato. Se durante o dopo la camminata il dolore aumenta in modo importante, è opportuno ridurre temporaneamente distanza o intensità e riprendere gradualmente.
Posso continuare a fare sport?
Nella maggior parte dei casi sì, ma potrebbe essere necessario modificare temporaneamente allenamenti, volumi o intensità per permettere ai tessuti di recuperare.
Le infiltrazioni risolvono definitivamente il problema?
Non sempre. Possono ridurre il dolore in alcune situazioni, ma se la causa principale è una tendinopatia devono essere accompagnate da un percorso riabilitativo.
Qual è il lato migliore su cui dormire?
Se il dolore interessa la parte esterna dell’anca, è preferibile evitare di dormire sul lato sintomatico oppure utilizzare un cuscino tra le ginocchia per ridurre la compressione sui tendini.
Le 5 cose da ricordare
✅ La cosiddetta borsite trocanterica è spesso una sindrome dolorosa del grande trocantere, con coinvolgimento dei tendini glutei.
✅ Il dolore è localizzato sulla parte esterna dell’anca e può peggiorare camminando o durante il riposo notturno.
✅ La diagnosi si basa soprattutto sulla visita clinica; gli esami strumentali non sono sempre necessari.
✅ L’esercizio terapeutico rappresenta il trattamento con le migliori evidenze scientifiche.
✅ Un intervento precoce e personalizzato aumenta le probabilità di recupero e riduce il rischio di cronicizzazione.
Conclusioni
La borsite trocanterica, o più correttamente sindrome dolorosa del grande trocantere, è una delle cause più frequenti di dolore sulla parte esterna dell’anca.
Sebbene possa essere molto fastidiosa, nella maggior parte dei casi risponde bene a un trattamento conservativo basato su esercizio terapeutico, educazione del paziente e gestione del carico.
Riconoscere precocemente il problema e impostare un percorso riabilitativo adeguato permette spesso di tornare alle normali attività senza dolore e di ridurre il rischio di recidive.
Quando può essere utile una valutazione?
Se il dolore laterale dell’anca persiste, ti impedisce di dormire sul fianco, limita la camminata o continua a ripresentarsi nonostante il riposo, una valutazione clinica può aiutare a identificare la struttura coinvolta e a impostare un trattamento personalizzato.
Attraverso un esame funzionale è possibile distinguere se il problema interessa prevalentemente i tendini glutei, la borsa trocanterica, l’articolazione dell’anca o se il dolore origina dalla colonna lombare, scegliendo così il percorso terapeutico più appropriato.