Ernia. si può risolvere? Ernia. si può risolvere?

Ernia.

Problema grave o conseguenza risolvibile?

Molto tempo fa si è recato in studio un paziente sconsolato, e porgendomi la sua Risonanza magnetica ha esclamato: “sono pieno di problemi, ci sono parole incomprensibili! Non riuscirò più a star bene per colpa di queste cose!”.

Effettivamente, nell’esito della Risonanza erano presenti termini come “spondilolisi”, “spondilolistesi”, “protrusione”, “stenosi del canale vertebrale”, “lordosi”, “lordotizzazione”, “rettilineizzazione ”, “cifotizzazione”, “ERNIA”.

Dopo aver letto l’esito, guardai negli occhi il mio paziente e gli dissi:

“Bene, grazie a questi esami abbiamo scoperto le conseguenze delle sue problematiche. Ora vediamo di scoprirne la CAUSA e come porvi rimedio”.

Avete letto bene. L’ernia è una conseguenza, e come dice uno studio del 2001 di Deyo e Weinstein (incidenza dei diversi quadri che si possono presentare come mal di schiena), questa particolare problematica colpisce solo nel 4% dei casi di Dolore meccanico lombare o alle gambe.

Prima di preoccuparVi ulteriormente di essere nel 4% della popolazione colpita, vediamo insieme che cosa causa l’ERNIA.

Anatomia.

Per chi fa il mio lavoro l’anatomia è molto importante. Un po’ come per un meccanico: prima di saper mettere a posto il guasto, bisogna capire se il problema è del motore o della parte elettrica.

I video successivi Vi illustreranno com’è formata la colonna vertebrale, l’importanza delle curve, le ossa che formano la colonna vertebrale, che movimenti fa e i cambiamenti e le problematiche che si possono formare e cosa comportano.

in questo video un piccolo approfondimento delle curve della colonna vertebrale.
In questo video vediamo in maniera approfondita la colonna vertebrale, curve e cambiamenti (scoliosi, lordosi, cifosi, ecc).

Guardando le curve della colonna (vista laterale), potremo vedere che tra una vertebra e l’altra c’è un disco (chiamato “disco intervertebrale”). Questo funziona in tutto e per tutto come un ammortizzatore: quando ci pieghiamo o ci giriamo, la nostra colonna è sottoposta a un carico e il disco non fa altro che distribuire questo carico su tutta la superficie. Maggiore sarà il carico che metteremo sul disco, più facilmente andremo a deteriorarlo e più facile sarà provare dolore.

Il disco non è perfettamente centrale, ma è leggermente “spostato” verso la zona posteriore, e proprio a causa di questa posizione, sarà più facile avere delle protrusioni o delle ernie posteriori.

Le due vertebre, in posizione neutra (ovvero quella in cui il nostro corpo distribuisce meglio i carichi) sono parallele tra di loro.

Già da questa premessa anatomica possiamo capire che alterare le curve della colonna vertebrale ci porterà più facilmente ad avere problematiche.

Tipi di ernia, sintomi e localizzazione.

Prima di approfondire le cause dell’ernia, vediamone le classificazioni (dal libro di Benedetto Toso, Back School, programmi di lavoro specifici):

  • Protrusione discale: prominenza del materiale discale che resta contenuto da un anello fibroso intatto”.
  • Ernia discale: quando il materiale discale non è più contenuto dall’anello fibroso e si ha una vera e propria espulsione.
  • Se viene “contenuta da un legamento longitudinale posteriore intatto: si parla di ernia contenuta o espulsione sotto-legamentosa.
  • Se è più invasiva, e oltrepassa anche il legamento longitudinale posteriore, si parla di espulsione trans-legamentosa e in taluni casi anche di perdita di contatto con il disco originario (frammento discale sequestrato).”
  • “Dopo aver raggiunto il legamento longitudinale posteriore può scivolare verso il basso o verso l’alto (ernia migrante sotto-legamentosa).”

Quanto più il materiale discale andrà a “irritare” o schiacciare” un nervo, tanto più la zona di dolore sarà estesa. Oltre a questo, potranno essere presenti anche altri sintomi, come alterazione o perdita dei riflessi, alterazione o perdita della forza e alterazione o perdita della sensibilità.

Questa problematica si localizza più facilmente a livello fra la quinta vertebra lombare e la prima vertebra sacrale: questo spazio viene indicato con “L5 S1”, dove “L” indica lombare e “S” sacrale. I numeri indicano il numero della vertebra. Il dolore in questo spazio viene catalogato con la nomenclatura “lombo-sciatalgia”.

Un’altra localizzazione è quella che si situa tra la terza e quarta vertebra lombare (L3/L4), in questo caso si chiama “lombo-cruralgia”.

Come si crea l’ernia discale.

Nella persona sana (ovvero che non presenta problematiche tipo ernie o protrusioni) il piegamento in avanti con le gambe dritte (flessione del busto in avanti) fa spostare il nucleo verso la zona posteriore e, quando la persona torna nella posizione di partenza, il disco torna nella sua posizione originaria. Se per esempio volessimo prendere un peso da 10 kg, si aggiunge anche la messa in tensione dei muscoli spinali che provoca un aggravamento della pressione sul disco. A un peso di 10 kg equivale un “carico” di 340 kg sul disco.

Nell’alzarmi da questa posizione, il mio disco si troverà nella situazione di avere una distribuzione errata del peso, con una “strozzatura” di parte del disco nella zona posteriore che porterà la formazione della protrusione o, peggio ancora, dell’ernia.

Potrebbe sorgervi una domanda a questo punto: allora perché fin che si è giovani non c’è dolore, ma quando si diventa più grandi basta lavarsi il viso la mattina per “bloccarsi”?

Per rispondere alla domanda ci viene in aiuto la fisica: il nostro corpo, come tutti gli oggetti presenti sulla faccia della Terra, è soggetto alle leggi della fisica. Questo porta la nostra zona lombare a “sopportare” un peso, che fino ai 40 anni è di 800 kg, dopo quest’età scende a 450. Stili di vita scorretti, il portare pesi nella maniera errata, e sedersi in maniera scomposta sono alcuni esempi di come i nostri dischi si usurino più velocemente: è questa la causa di molte problematiche come artrosi o le ernie.

Cause.

Ecco le possibili cause dell’ernia:

Posture scorrette: oggigiorno si parla molto di “postura”. In questo caso vogliamo parlare di tutti quei movimenti e “non-movimenti” che facciamo nel nostro lavoro ogni giorno. Fanno parte di questa categoria tutti i lavori pesanti (vedi esempio nel capitolo precedente, ovvero come si forma l’ernia): muratori, imbianchini, netturbini, agricoltori, infermieri; ovvero chi fa lavori fisicamente pesanti e fa continui movimenti scorretti ripetuti.

Troviamo poi tutti quei professionisti che per lunghi periodi di tempo devono stare in posizioni sedentarie: sia chi lavora seduto (ad es. chi sta al pc per molte ore al giorno) e chi per lavoro si trova a mantenere per molto tempo la stessa posizione (ad es. parrucchieri, assistenti alla poltrona, dentisti).

Infine aggiungiamo chi per molte ore, oltre a queste posizioni, somma anche “vibrazioni”: fanno parte di questa categoria camionisti, tassisti e operai che usano il martello pneumatico.

Problemi psicosomatici: stress, capo che ci fa pressioni, vita “di corsa”, organizzazione di matrimoni o preoccupazioni portano a problematiche come stress o ansia nella nostra vita. La maggiora rigidità che si presenterà a livello muscolo-scheletrico potrà portare anche a lombalgie e la comparsa di protrusioni o ernie (Nachemson, 1995).

Sovrappeso, poca attività sportiva, fumo. Al giorno d’oggi ci ritroviamo a fare una vita sedentaria anche nel tempo libero, o siamo talmente stanchi dal nostro lavoro fisico giornaliero che quando torniamo a casa non abbiamo più voglia di far nulla. Tutto questo provocherà al nostro corpo un invecchiamento lento e inesorabile, reso ancora più “beffardo” perché impercettibile.

La conseguenza di questo nostro stile di vita si traduce in un lento deterioramento delle ossa (che potrà provocare osteoporosi), i muscoli perderanno la loro tonicità ed elasticità (e ci sentiremo per esempio “duri” quando ci svegliamo la mattina), diminuirà il movimento articolatorio (provocando più facilmente l’artrosi) e infine saremo più lenti, stanchi, con poco equilibrio, ecc.

Come vedremo nel capitolo successivo, basterà trovare delle piccole accortezze nella vita di tutti i giorni, senza per forza “stravolgere la nostra vita”.

Massaggio Posturale Endogeno.

Se la problematica di ernia non è passata con gli interventi classici è perché i Trattamenti non sono stati effettuati sulla vera Causa, ma su una conseguenza. È come avessimo lavorato per tutto il tempo su un buco su un muro di casa nostra, rattoppandolo con le più moderne tecniche. Dimenticandoci però che magari quel buco poteva essere creato da una perdita d’acqua o qualcos’altro. E finché non trattiamo quella perdita d’acqua, il buco potrà aprirsi ancora e ancora, mandando in malora migliaia di euro spesi per “fantomatiche tecniche moderne”.

É indispensabile allora che il terapista adotti una visione globale, in modo da capire e interpretare l’origine del dolore.

Con questo non voglio dire che il dolore dell’ernia non sia importante.

Oltre a questo bisogna però risalire alla causa del problema.

È indispensabile allora trattare l’individuo dopo un attento approfondimento della Vita della persona (stili di vita, lavoro, sport: tutti dati che servono per capire meglio di cos’ha bisogno la persona) per creare un Trattamento personalizzato, visto che tutti siamo diversi.

Bisogna rendersi conto che la problematica altro non è che una CONSEGUENZA che se trattata a sé stante potrà portare ad usura, alterazioni posturali (iperlordosi, cifotizzazione), e deformazioni ossee (ad es. artrosi, stenosi, ernie, spine ossee, ecc.).

Per risolvere la patologia che causa i problemi all’ernia e prevenire nel tempo è utile il Massaggio Posturale Endogeno, una metodica di lavoro che ho sviluppato negli anni. Questa metodica è utilizzabile anche in abbinamento con altri trattamenti, come trattamenti connettivali, massaggio sportivo, osteopatia e macchinari come la pressoterapia. Il Massaggio Posturale Endogeno permette di lavorare direttamente sulla causa del problema, grazie a una valutazione globale sul paziente (per personalizzare il percorso di Trattamenti) e l’uso delle migliori tecniche di massaggio (connettivale, miofasciale, massaggio trasverso profondo) e della Riflessologia (plantare, viscerale, metamerica).

Il Massaggio Posturale Endogeno permette di lavorare direttamente sulla causa del problema, grazie all’uso di una valutazione globale sul paziente (per personalizzare il percorso di Trattamenti) e delle migliori tecniche manuali della medicina occidentale e della Riflessologia.

Un esempio di lavoro che viene effettuato all’interno di una seduta è, ad esempio:

  • La prima parte eseguita su zone e aree della colonna vertebrale, addome e piedi: qui si concentrano le maggiori rigidità e problematiche. Le aree e i punti da trattare sono personalizzati.
  • Nel trattamento sintomatico è utile “l’eliminazione” dei Punti Trigger, punti che provocano il dolore, situati nel muscolo (che può essere trattato anche con manovre decontratturanti).
  • Può essere inoltre utile il Trattamento del diaframma che è collegato con parti del corpo come la zona lombare (quindi può essere causa di rigidità dei muscoli di questa zona e provocare come conseguenza il mal di schiena). Respirare meglio può anche aiutarci a migliorare gli stati di stress , donarci un miglior rilassamento generale e migliorare la Nostra Postura.
  • Postura che ovviamente può essere migliorata o corretta con esercizi che, oltre a donarci una migliore elasticità e mobilità, stimolano endorfine con conseguente miglior sopportazione al dolore.

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